Pet Shop Boys – Nonetheless
Recensione del disco “Nonetheless” (X2 / Parlophone, 2024) dei Pet Shop Boys. A cura di Maria Macchia.
A quattro anni dall’ultimo album in studio “Hotspot” (2020) e a dodici mesi dall’EP “Lost”, i Pet ShopBoys tornano sulle scene alla grande con il loro nuovo full-length “Nonetheless”. Negli intenti di Neil Tennant e Chris Lowe, il disco vuole essere “una celebrazione delle emozioni uniche e diverse che ci rendono umani”, tanto nelle tracce più marcatamente dance che nei brani più riflessivi e meditativi. L’apporto del produttore James Ford è stato determinante, a detta del duo, nel rendere gli arrangiamenti più incisivi, meno debordanti e più minimali e le dieci tracce dell’album confermano quella che è, da quattro decenni a questa parte, la formula vincente del gruppo: un synth-pop che invita alla danza accompagnato da testi di grande profondità emotiva che spesso narrano storie di vita vissuta o, anche se meno di frequente, fanno riferimento a contenuti a carattere sociale o di attualità.
L’amore come elemento che conferisce senso all’esistenza, la solitudine di chi si sente incompreso da coloro che lo circondano, il contrasto tra dimensione pubblica e privata ed il bisogno di esprimersi in modo autentico sono tematiche ricorrenti in “Nonetheless”, così come in tutta la produzione di Tennant&Lowe. Ma nel disco compare anche la figura iconica di Rudolf Nureyev, protagonista di Dancing Star: la canzone, uscita come singolo ai primi di aprile, vuole essere un omaggio ad uno dei più grandi danzatori del XX secolo, che dovette lasciare l’Unione Sovietica per perseguire liberamente la propria folgorante carriera e che fu interprete di coreografie memorabili ma anche noto per i propri eccessi, e che morì poi di AIDS nel 1993. Il brano descrive, tramite una serie di flash narrativi, la parabola umana e artistica del ballerino: dalla Siberia dove nacque alla sua rocambolesca fuga verso la Francia per eludere il KGB, la sua vita trascorsa tra i protagonisti dei jet-set, l’adorazione nei suoi confronti da parte del pubblico di tutto il mondo.
L’opener Loneliness, che è anche il primo singolo che ha anticipato l’album, racconta la solitudine del protagonista, che paragona se stesso al personaggio di Ringo Starr nella celebre scena del film A Hard Day’s Night in cui il Beatle si aggira solitario nella campagna (“Like Ringo walking by the canal/Downcast and alone”): egli si sente perseguitato dalla propria condizione dalla quale, apparentemente, non c’è via d’uscita. Il tema dell’isolamento ritorna in Why Am I Dancing?: qui l’io lirico riversa nella danza i propri sentimenti contrastanti, ballando da solo per festeggiare la scelta compiuta, quella di lasciare la propria famiglia e coloro che non lo comprendono per seguire le proprie inclinazioni. New London Boy è poi un brano emblematico e forse autobiografico in cui Tennant tratteggia il profilo di un adolescente alle prese con la propria identità queer. Egli sa di avere dentro di sé tanto da dare al mondo, sogna di diventare una rockstar e desidera una vita all’insegna del glamour, ma è anche consapevole del fatto che fare coming out richieda coraggio: nella seconda parte del brano, un parlato mette a nudo l’anima del protagonista, che allude sia alle probabili vessazioni (“Skinheads will mock you/Call you a fag”) che però non lo spaventano, sia alla volontà di vivere sotto le luci dei riflettori, esprimendo liberamente il proprio modo di essere.
A New Bohemia è invece un pezzo dall’atmosfera romantica e nostalgica, in cui la presenza preponderante degli archi sottolinea lo stato d’animo di un uomo che vorrebbe condurre la propria vita disordinata (“My life is a mess/Like an unmade bed”) in modo più slegato dai condizionamenti. Si apre, sorprendentemente, con le sonorità di una chitarra acustica e poi prosegue con le sonorità del pop più mainstream The Schlager Hit Parade: si tratta infatti di un divertissement, un tributo a quel genere musicale spesso rappresentato all’Eurovision Song Contest e caratterizzato da melodie orecchiabili, arrangiamenti di facile presa e testi sentimentali. Di grande fascino è The Secret of Happiness, che racconta una storia d’amore idilliaca, con sonorità orchestrali che evocano sognanti atmosfere d’altri tempi a voler enfatizzare la perfezione della relazione.
Insolita invece è l’ispirazione di Bullet for Narcissus: il “Narciso” del testo è Donald Trump, ritratto in modo impietoso e caricaturale, con la sua insaziabile sete di potere, dal punto di vista di una delle sue guardie del corpo che dovrà, suo malgrado, proteggere la vita del politico se qualcuno attenterà alla sua vita. La decisa base dance con un riff di chitarra crea un effetto di straniamento rispetto al lucido e rassegnato racconto dell’agente, che non può sottrarsi al proprio destino. La traccia finale Love Is the Law descrive infine in modo disincantato e amaro l’amore come qualcosa di inevitabile, al quale non si può sfuggire, con le sue regole e le sue leggi simili a quelle del business; la chiusura quasi da musica sacra sembra tuttavia voler innalzare al cielo le prosaiche considerazioni a chiudere l’ascolto su un registro più elevato.
“We’ve got no future, we’ve got no past, here today, built to last”: questi versi tratti da West End Girls, il primo singolo del duo londinese, a distanza di quasi quarant’anni sembrano profetici.
“Nonetheless” conferma infatti che l’ispirazione e la capacità espressiva dei Pet Shop Boys sono senza tempo e “costruite per durare”: le sonorità e i contenuti di questo album soddisferanno sicuramente tanto i vecchi fan nostalgici che gli ascoltatori delle nuove generazioni.
In conclusione ricordiamo che il disco è disponibile in una varietà di formati: digitale, CD e molteplici tipologie di vinile colorato. Le edizioni in 2 CD e doppio vinile bianco includeranno anche un EP di quattro tracce intitolato “Also”, contenente nuove versioni di brani evergreen come Heart, Being Boring, Always on My Mind e It’s a Sin.




