Da Pordenone a Pordenone: 30 anni dopo i Tre Allegri Ragazzi Morti continuano a suonare in garage
Forse il segreto è tornare dove si è partiti. O forse, in fondo, si parte solo per poi ritornare. In qualunque modo la si voglia intendere, i ragazzi morti quest’anno sono tornati con un nuovo lavoro: “Garage Pordenone”. Ma da dove sono partiti? Da Pordenone, appunto.

Forse il segreto è tornare dove si è partiti. O forse, in fondo, si parte solo per poi ritornare. In qualunque modo la si voglia intendere, i ragazzi morti quest’anno sono tornati con un nuovo lavoro: “Garage Pordenone”. Ma da dove sono partiti? Da Pordenone, appunto.
Pordenone, 1994. Dischi, concerti, foto, fumetti, mostri e maschere: questi gli ingredienti che hanno tracciato una linea di confine tra l’indie com’era prima e l’indie come sarebbe stato dopo. Ma chi sono i Tre Allegri Ragazzi Morti? Il fumettista Davide Toffolo, chitarra e voce, Luca Masseroni, batteria, ed Enrico Molteni, basso (all’epoca appena 18enne, era tra gli spettatori dei primi concerti della band e finì col prendere il posto del dimissionario Stefano Muzzin). Da quel lontano 1994 sono passati ben trent’anni e i TARM si confermano ancora oggi una delle band più longeve, coerenti e fieramente indie del panorama italiano. “Lo scorrere del tempo per me è un concetto lontano. Come diceva mio nonno che aveva più di 90 anni: ‘Tutti mi dicono che sono vecchio, solo che a me sembra sempre lo stesso giorno’” – dichiara Toffolo, frontman e mente creativa del trio, in un’intervista a Rolling Stone Italia (tutte le dichiarazioni riportate in seguito sono estratte da tale intervista, consultabile qui).
Sin dagli esordi, la band si muove lungo due sentieri artistici: da un lato troviamo il gruppo punk rock senza volto, dall’altro le immagini del fumetto “Cinque allegri ragazzi morti”, creatura di Toffolo. Proprio quest’ultimo, in una tavola della sua Graphic Novel Is Dead dice “Mi definirei un soldato, sì, un soldato di un esercito dove le armi sono matite e strumenti musicali. Un soldato che combatte per la libertà, per l’esistenza delle diversità, delle realtà specifiche, un soldato che combatte contro la speculazione sulle persone… perché ogni cosa che si fa ha un valore politico. Sono un soldato pieno di ferite”. Il cantante e chitarrista, infatti, collabora come disegnatore per la Marvel e, tra i numerosi lavori, ha curato il periodico “Fandango”, otto volumi che racchiudono proprio la storia a fumetti di cinque ragazzi zombi impossibilitati a crescere o morire. Dalla saga trae origine il gruppo dei Tre Allegri Ragazzi Morti.
A proposito di maschere, da sempre la band ha deciso di non donare la loro immagine ai media, di immaginarsi dentro la matita di Davide Toffolo e nascondersi dietro maschere-teschio divenute feticcio e simbolo dell’immaginario evocato dai testi e soprattutto dagli spettacoli live: «Se non hai aspettative puoi morire, liberarti di quello che non serve e tornare a vivere. Puoi morire e ricominciare con una nuova coscienza di te. Questo è e sarà sempre il significato della maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti.» – affermò lo stesso Toffolo nel 2021 in un’intervista. E proprio grazie alle maschere, possiamo affermare che i nostri tre allegri ragazzi morti, in fondo, resteranno adolescenti per sempre: “Abbiamo sempre occultato la nostra identità dietro a una maschera per cercare un modo per stare in questo mondo, con tutte le sue difficoltà e contraddizioni, ma provando a non snaturare completamente la nostra dimensione personale” – continua – “Quando metti una maschera, a parlare è il corpo”. Per quanto concerne strettamente, invece, la produzione musicale, è rintracciabile un percorso di crescita che li ha visti sempre fedeli a sé stessi. Perché alla fine conta solo suonare. Arrivano i morti, lasciateli entrare.
GLI INIZI DEI TARM (1994-1999): ARRIVANO I MOSTRI
Toffolo e compagni iniziano il loro percorso musicale realizzando tra il 1994 e il 1996 tre dischi autoprodotti e pubblicati solo su cassetta: “Mondo Naif”, “Allegro pogo morto” e “Si parte”, quasi completamente ignorati dalla critica. Nel 1997 vede la luce il primo LP del gruppo, “Piccolo intervento a vivo”, album che unisce al suo interno registrazioni live di canzoni già presenti nelle precedenti pubblicazioni e tracce in studio inedite. Proprio questo LP cattura l’attenzione di alcune case discografiche, tra cui la BMG Ricordi, che pensa bene di metterli sotto contratto per il successivo LP, “Mostri e normali”, uscito nel 1999. È il momento della svolta: i TARM si fanno conoscere sulla scena musicale italiana grazie soprattutto al loro particolare rock alternativo e alla loro capacità di tratteggiare musiche e testi prettamente punk, ma colorati di influenze blues e indie rock. La tematica portante, l’adolescenza e tutto il suo carico di conflitti: “Ho cercato di scappare dall’adolescenza in tanti dischi e a un certo punto credo anche di esserci riuscito” – dichiara Toffolo – “Però l’adolescenza che racconto io non è l’adolescenza giornalistica dei ragazzi nelle varie epoche, è più un’adolescenza che viviamo tutti in Occidente. La fine di questa civiltà. In fondo la ricerca dell’identità è tipica del rock and roll. Per cui, penso, la spinta più forte è diventata il crollo di questo mondo”.

GLI ANNI DE “LA TEMPESTA”
Sono i primi anni 2000, nuovo millennio. I Tre Allegri Ragazzi Morti lasciano la BGM e fondano una propria etichetta discografica indipendente, “La Tempesta Dischi”: “Tutti i gruppi speravano che una major li strappasse dalla loro condizione di merda per arrivare a qualcosa di più figo. Invece noi pensavamo che la vita te la puoi trasformare da solo” – ha raccontato Toffolo – “il nostro è stato un percorso esistenziale”. Pubblicano così “Il principe in bicicletta”, EP scaricabile ed acquistabile esclusivamente dal sito ufficiale, e tutti quelli che saranno i loro successivi lavori e i lavori di altri artisti come Il Teatro degli Orrori, Giorgio Canali, Moltheni e Le luci della centrale elettrica. Dopo l’EP intitolato “EP”, la band pubblica nel 2001 l’album “La testa indipendente”, prodotto da Giorgio Canali, e nel 2002 “Le origini”, raccolta dei tre album pubblicato tra il 1994 e il 1996 e mai stampati fino ad allora su CD.
Di quegli anni Toffolo dirà: “Era eccitante […] il primo concerto dopo il disco autoprodotto da noi, con il successivo tour, quando ci siamo accorti che la gente sapeva tutte le nostre canzoni non ci potevamo credere. È stata una conferma bellissima. Ci siamo detti: ok, forse si può fare davvero”. E così è stato! Tornano a pubblicare nuova musica il 5 marzo 2004: esce nei negozi “Il sogno del gorilla bianco”, disco mixato presso il Natural Head Quarter Studio di Ferrara, con la collaborazione di Giorgio Canali in veste di chitarrista. Nel febbraio 2007 viene pubblicato il quinto album, “La seconda rivoluzione sessuale”, che si avvale di numerose collaborazioni come Ru Catania degli Africa Unite e Agostino dei Lombroso, gli Zen Circus al completo, Brian Ritchie dei Violent Femmes, Marcella De Gregoriis e Flora Michal. Il disco racchiude la quintessenza del trio friulano: punk rock con svolte rock e una dedizione assoluta verso la melodia della canzone italiana, vestita però di testi estrosi e singolari. Come non citare il verso tratto dalla seconda traccia del disco, Allegria senza fine, che riassume praticamente tutto: “Questa è la mia politica/ un ritmo a 180 bpm/ che muovi il culo e non pensi a niente”.
E come non citare la quasi canzone d’amore Il mondo prima, tra i pezzi più riusciti del disco e di tutta la loro carriera, con le sue chitarre sguaiate che trascina qualsiasi ascoltatore a canticchiare il ritornello. Arriva il 2010 e con questo il sesto album, “Primitivi del futuro”, caratterizzato dall’esplorazione di nuove sonorità dub e reggae. Il risultato è un disco piacevole, leggero e arioso che, tuttavia non trascura quel lato enigmatico e meditativo in pieno stile TARM. È bene ricordare che, a pochi mesi di distanza, verrà pubblicato “Primitivi del dub”, rielaborazione dub dell’album precedente, in pieno stile giamaicano perché “Da che mondo è mondo, ogni disco reggae ha il suo fratellino dub“.

DAL GIARDINO DEI FANTASMI ALLA COLLABORAZIONE COI COR VELENO
Il 7 dicembre 2012 vede la luce “Nel giardino dei fantasmi”, disco pop con sprazzi folk, blues, musica etnica e afro beat. Una vera e propria alchimia danzante che segna un ritorno in grande stile per il gelido trio di Pordenone. Come non citare il brano Come Mi Guardi Tu e le sue sonorità arabiche, vera perla del disco, a conferma delle nuove estrose sonorità proposte (ukulele, balafon, cucchiai, cajon, mandolino per dirne solo alcuni) che sorreggono la fiabesca e psicopatica inventiva dei Tre Allegri. Si vola al 2016, anno di “Inumani”, disco complesso, soprattutto per quanto riguarda le sonorità, con canzoni belle nascoste sotto belle canzoni e la chiacchieratissima partecipazione di Jovanotti. “Con Jovanotti è successo perché Lorenzo ci ha fatto la corte per un po’ di tempo e quando doveva annunciare il suo primo tour negli stadi ci ha fatto sapere che gli avrebbe fatto piacere averci in apertura e abbiamo detto, ma sì proviamoci” – afferma Toffolo.
Nel 2019, dopo il cumbia-oriented del precedente disco, arrivano atmosfere sognanti e psycho rock: “Sindacato dei Sogni”. La sezione ritmica di Masseroni e Molteni è nitida e l’inesauribile fonte melodica e narrativa di Toffolo completa il tutto. Ennesima prova e conferma, questo ottavo disco, della bravura del gruppo sulla scena musicale alternativa italiana. Penultima tappa di questo viaggio, il 25 marzo 2022 esce l’album “Meme K Ultra”, in collaborazione coi Cor Veleno. La band di Pordenone e il collettivo hip-hop romano sono – ciascuno a suo modo – piccole colonne portanti delle rispettive scene e il prodotto di questo esperimento è un album che celebra proprio l’incontro di due mondi, il rock indipendente provinciale e l’hip-hop urbano della capitale. L’ermetismo cinico e beffardo di Toffolo e il nervoso storytelling metropolitano dei Cor Veleno funziona in questa curiosa e divertente fusione: “A me è sempre piaciuto il rap romano, lo trovo speciale. E questa collaborazione è nata in modo particolare. Il mio amico Adriano Viterbini […] disse che dovevamo provare a fare qualcosa con i rapper romani” – dichiara Toffolo – “Così ho cercato quello considerato più cattivo, Metal Carter. Volevo produrre un suo brano con Squarta dei Cor Veleno”.

IL RITORNO A PORDENONE. SI SUONA IN GARAGE
E arriviamo al 2024. Si ritorna dove si era partiti. Il garage, luogo magico dove spesso le band esordienti iniziano a strimpellare la loro musica e Pordenone, provincia non semplice come canta Toffolo nel brano Prova a star con me un altro inverno a Pordenone. “Garage Pordenone” è l’ultima fatica del trio friulano che, dopo ben trent’anni di carriera dimostra una freschezza sconcertante e ancora tante cose da raccontare. “È un gioco, come sempre” – dichiara Toffolo – “Abbiamo raccontato una Pordenone fantastica, non realistica. Garage Pordenone è in realtà un luogo di Milano e quindi così c’è qualcosa che ti riporta a casa, c’è qualcos’altro che ti conduce altrove. È un gioco di specchi che ha a che fare con la nostra storia: una band che ha le radici a Pordenone, ma che si è spostata ovunque in Italia con più di 1500 concerti. E in tantissimi posti abbiamo la fortuna di sentirci a casa”.
Un altro disco a fumetti, un fumetto sonoro tra le infinite sfumature del loro sound sempre piacevolmente leggero. “Garage Pordenone” diventa una mappa per esplorare il mondo, un luogo che è al tempo stesso inizio e costante metamorfosi di note musicali tratteggiate con linee di matita sulle tavole di un fumetto.
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