“Jagged Little Pill” compie 30 anni: le storie tormentate di Alanis Morissette, che sono anche le nostre
Alanis Morissette è una delle cantanti più influenti della storia del rock e le sue canzoni hanno ispirato tante altre artiste successive. “Jagged Little Pill”, in particolare, è una perla proprio perché racconta storie e sentimenti di tutti noi, ci coinvolge, ci sostiene, ci è vicino.

Tante generazioni sentiranno un po’ di nostalgia mentre ascoltano i brani di “Jagged Little Pill”. Chissà! Anzi, forse avranno cantato quasi tutte le canzoni al karaoke. Io credo di aver canticchiato negli anni tutto l’album con la mia povera chitarra scordata, ma vabbè (questa è un’altra storia!). Tornando a noi, il terzo e più celebre album di Alanis Morissette è uscito esattamente 30 anni fa.
È diventato uno degli album simbolo degli anni Novanta, ha venduto 33 milioni di copie in tutto il mondo, e le radio non hanno mai smesso di trasmettere le sue hit. Non solo, Alanis era appena ventunenne nel 1996 quando vinse i due Grammy Awards come Best Rock Album e Record of the Year con “Jagged Little Pill”. All’epoca fu la più giovane artista a ricevere un riconoscimento così importante e divenne la regina delle classifiche mondiali per decine di settimane. Ora però facciamo qualche passo indietro e scopriamo un po’ la storia del suo album.
È il 1994, la cantante canadese si è appena diplomata e decide di trasferirsi a Los Angeles per continuare a registrare il suo terzo progetto. È giovanissima, bella, ambiziosa e piena di talento, così parte per realizzare il suo grande sogno. In città conosce il compositore e produttore Glen Ballard, l’intesa tra i due è immediata, perciò decidono di lavorare insieme per il nuovo album.
Lui infatti ha dichiarato a Rolling Stone:
Mi ero appena connesso a lei come persona, e quasi a margine, è stato del tipo ‘Caspita, hai 19 anni?’. Era così intelligente e pronta a correre il rischio […] sapeva cosa non voleva fare, che era tutto ciò non fosse autentico e dal suo cuore.
I testi di “Jagged Little Pill” sono molto intimi e sono carichi della grande emotività e sensibilità della cantante. Sono dei versi poetici in cui c’è una attenta ricerca delle parole, che riescono ad esprimere sentimenti e pensieri solitamente nascosti o difficili da comunicare. La prima registrazione comincia nello studio casalingo di Ballard a San Fernando Valley, California, e successivamente viene perfezionata alla Westlake Recording Studios di Hollywood.

Il produttore si occupa della parte strumentale con chitarra, tastiere e programmazione della drum machine, mentre Alanis Morissette, appunto, scrive i testi, suona l’armonica e registra le parti cantate. Lavorano addirittura per turni di dodici o sedici ore, cercando di registrare una canzone al giorno, e collaborano anche con altri artisti. Decidono di produrre il progetto con la Maverick Records ed il genere è subito chiaro: è un alternarsi equilibrato e lineare di alternative rock, per le melodie, e di post-grunge per la base strumentale. La voce della cantante, invece, è come sempre dolce, potente e allo stesso tempo graffiante. Il singolo di lancio dell’album è You Oughta Know, seconda traccia dell’album, ed il successo è immediato. La KROQ-FM, una radio influente californiana, comincia a trasmetterla e gli ascoltatori sono subito colpiti dal suo contenuto diretto ed esplicito.
La Morisette qui esprime tutto il rancore che ha dentro dopo una relazione fallita, la voce è graffiante e le parole sono forti come in You Oughta Know: “Non è giusto che tu mi neghi la croce che porto, che tu mi hai dato”. La canzone, poi, è stata composta con la chitarra di Dave Navarro ed il basso di Flea dei Red Hot Chili Peppers. Che dire, viene fuori un capolavoro che regala alla cantante altri due prestigiosi premi, ovvero i Best Rock Song e Best Female Rock Vocal Performance. La prima canzone presentata alla casa discografica, invece, è Perfect che ha un arrangiamento molto più semplice, caratterizzato da voce e chitarra acustica. La melodia qui è più lenta e la cantante parla dell’assurdità di piacere agli altri solo se si è perfetti o se si seguono le aspettative altrui.
Il singolo di maggior successo dell’album, però, è e sarà sempre l’intramontabile Ironic, la terza traccia scritta durante le registrazioni. Il testo della canzone non è assolutamente ironico, anzi vuole raccontare con molto sarcasmo quella che è l’“ironia della sorte”. È un insieme di vignette che rappresentano vite o situazioni cambiate improvvisamente dallo “scherzo” del destino, come nel verso “It’s meeting the man of my dreams and then meeting his beautiful wife (poi cambiato in husband)”. Il singolo poi ha avuto successo soprattutto grazie all’iconico video del viaggio in auto, girato da Stéphane Sednaoui, che ha donato un altro premio alla Morissette, ovvero il“Miglior video di un’artista femminile” agli MTV Video Music Awards del 1996. Gli ultimi due singoli scritti sono stati You Learn e Head Over Feet, che hanno tenuto l’album tra le prime posizioni in classifica per oltre un anno! La prima canzone vuole invitare tutti a sentirsi liberi, a vivere la vita seguendo il proprio istinto, perché capita comunque di sbagliare e di imparare alla fine. La seconda, invece, è una dolce canzone d’amore in cui l’artista esprime sentimenti veri e razionali, che poi esplodono in “non ti sorprendere se ti amo per tutto ciò che sei”.
Alanis Morissette, poi, scrive anche di altri amori sbagliati, tormentati e spesso deludenti, soprattutto a causa di un partner assente o superficiale, come in Right Through You, Wake up e Not the Doctor. Tutti gli altri brani parlano di tormenti dell’anima molto profondi, parlano di perdono, di sostegno per coloro che abbiamo vicino e dell’importanza della resilienza in una società così difficile. In All I Really Want, ad esempio, la cantante cerca disperatamente un po’ di pazienza, un modo per placare la sua “angry voice”, dato che le sue inquietudini influenzano quotidianamente le sue relazioni. Nella famosa Hand In My Pocket, invece, vuole affrontare con serenità e determinazione tutto ciò che può capitarle nella vita (’cause I’ve got one hand in my pocket and the other one is giving a high five). Credo che a questo punto sia chiaro: Alanis non ha neanche vent’anni ed è già molto matura. Ha gli occhi aperti, è già consapevole di se stessa e della realtà che la circonda, quindi può solo raggiungere il successo.
Il tour promozionale dell’album comincia e dura diciotto mesi, partecipano anche i Radiohead, e addirittura ci creano il film“Jagged Little Pill, Live” (anche esso riceve un Grammy Award, ovvio!). Nel frattempo, l’album viene inserito da Rolling Stone al 45º posto nella lista dei 100 migliori album del decennio. Riceve anche due dischi di diamante in Canada e Stati Uniti, viene ripubblicato in altre due versioni e diventa anche un musical molti anni dopo.
È deciso: Alanis Morissette è una delle cantanti più influenti della storia del rock e le sue canzoni hanno ispirato tante altre artiste successive. “Jagged Little Pill”, in particolare, è una perla proprio perché racconta storie e sentimenti di tutti noi, ci coinvolge, ci sostiene, ci è vicino ed io vorrei tanto ringraziarla.





