Imagine Dragons – LOOM

Recensione del disco “LOOM” (Kidinakorner/Interscope, 2024) degli Imagine Dragons. A cura di Tommaso Mosole.

Partiamo innanzitutto da una considerazione, “LOOM” è un disco molto pop, dunque facile bersaglio per certe orecchie difficili. Ma evitiamo di cadere nella facile retorica della critica musicale che scredita agilmente certi prodotti discografici, perché, appunto, troppo pop. Allo stesso tempo, però, affiliamo anche noi l’udito, perché “LOOM” non sembra di certo rientrare nel novero dei capolavori pop dell’ultimo decennio.

Gli Imagine Dragons fanno certamente una scelta precisa, senza snaturarsi però troppo. Vogliono piacere al grande pubblico, come sono sempre riusciti a fare e questo è di certo un merito non da poco, proponendo brani dai sound moderni, ma preservando come detto sopra le caratteristiche che hanno reso riconoscibile la band di Las Vegas fin dagli inizi della carriera. Non mancano dunque quei cori monumentali, gli stacchi di timpano e quella potenza sonora che li contraddistingue. La produzione ancora una volta è stata affidata a Mattman & Robin, a confermare comunque che la scelta stilistica non è stata completamente rivoluzionata, e che di fatto questa vena pop gli Imagine Dragons l’hanno avuta fin dagli esordi. La novità forse sta nell’avvicinarsi con meno esitazione a quei beat revival che vanno molto di moda oggi nella musica internazionale, forse anche perché le idee scarseggiano, e questo vale un po’ per tutti. Ne è qui l’esempio Nice to Meet You, che sorride al sound house-pop degli anni ’90, e si inserisce senza troppe difficoltà nelle classifiche mondiali: semplicemente funziona. Eyes Closed invece riprende quelle sonorità più scure che hanno trovato molto spazio nell’ultimo decennio della musica pop, contribuendo al successo di altre band internazionali, tanto per citarne una, i Twenty One Pilots. Una seconda versione del brano è stata proposta alla coda del disco, con la partecipazione di J. Balvin, strofa in spagnolo inclusa: una mera trovata commerciale. Altre tracce, come Take Me to the Beach o In Your Corner, rimarcano la direzione popeggiante che intende prendere questo disco. La seconda sull’attacco richiama per un breve momento la melodia di “The Scientist” dei Coldplay, ma nel complesso risulta forse la canzone più interessante e meno scontata. C’è anche il prezzo strappalacrime, Don’t Forget Me, che lascia spazio alla potenza vocale di Dan Reynolds. L’altra citazione è Kid: qualcuno conosce quella celebre hit dei Gorillaz che un po’ ci assomiglia? Fire in These Hills, invece, non è così malvagia, si perde però forse nel finale, scemando nel banale.

LOOM” è un album di 9 tracce (+1) che assieme fanno 28 minuti. È leggero, probabilmente per scelta, una scelta in fin dei conti astuta. Perché chi fa musica deve anche campare, e le vie per farlo sono molteplici, ma non sono sempre tutte percorribili.

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