Il post-hardcore che verrà: “In/Casino/Out” degli At The Drive-In
Questo disco racchiude il grande sole che illumina quelle terre di confine che sembrano distanti da questo tipo di musica, ma che l’hanno di fatto resa unica e irripetibile: senza snaturare la vera essenza del post-hardcore gli At The Drive-In ci hanno regalato un lavoro che è poi diventato uno degli emblemi dell’hardcore contemporaneo.

L’hardcore è attitudine, è uno stile di vita e, relativamente parlando, non poteva né voleva essere altro. Ma la musica, volenti o nolenti, è soggetta a cambiamenti, anche indesiderati; pertanto, il compito di adattarsi non spetta solo alle band, ma anche agli ascoltatori, che vivono e assorbono l’evoluzione anno dopo anno.
Questo è il caso degli At The Drive-In, perché la loro proposta, proveniente dal Texas ma con radici piantate anche in Messico, Libano e Portorico, era qualcosa di completamente nuovo, una fusione di elementi non convenzionali e atipici per il genere. Si trovano influenze emo, screamo, ma anche sonorità più vicine all’alternative rock e all’indie. Un caleidoscopio di suoni che avrebbe potuto spiazzare anche l’ascoltatore più esperto della scena. Musica selvaggia, sì, ma che sapeva anche ritagliarsi spazi per momenti più ragionati e intelligenti. Non a caso, i membri fondatori Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodríguez-López formeranno negli anni successivi un progetto di progressive rock, i The Mars Volta, ma questa è un’altra storia.

Nel 1998 uscì “In/Casino/Out”, considerato da molti il primo vero banco di prova per la band, che iniziava a definire quel sound che li avrebbe contraddistinti nella scena. Va detto che la storia discografica degli At The Drive-In non comincia qui, ma è con questo disco che troviamo per la prima volta la band al completo, quella che si stava preparando a essere immortalata nei memorabili videoclip di One Armed Scissor e Invalid Litter Dept. “In/Casino/Out” presenta anche testi molto particolari: in quel periodo, la band trattava temi legati all’astronomia, inaugurati con Red Planet nel primo EP “Hell Paso“, e portati avanti con Star Slight, traccia che apre il precedente “Acrobatic Tenement“. In apertura di questo album troviamo Alpha Centauri, mentre Proxima Centauri e Ursa Minor ci aspettano nel successivo “Vaya“, un mini-album di transizione prima del grande capolavoro “Relationship of Command“. Del resto, in un vero “Drive-In” che si rispetti, non può mancare uno sguardo al cielo stellato dalla propria decappottabile.
Un’altra costante degli At The Drive-In, e ancora una volta dei due Dioscuri dalle chiome afro, è il tema della morte. Un esempio è Napoleon Solo, una poesia post-hardcore dedicata alla scomparsa, avvenuta in un tragico incidente stradale, di Sarah Reiser e Laura Beard, intime amiche di Cedric e compagne d’avventura nella band The Fall On Deaf Ears. Il brano è uno dei cavalli di battaglia del gruppo ed è quanto di più vicino a una pop-song (in senso lato, sarebbe meglio parlare di post-grunge). Ma anche il trittico Chanbara, Hulahoop Wounds e Pickpocket rappresenta già un campionario sufficiente delle abilità, dei talenti e della versatilità degli At The Drive-In. “Siamo davvero orgogliosi di lavorare con un gruppo così giovane e creativo“, dirà poi Mike D dei Beastie Boys, presidente della Grand Royal, ai tempi di “Relationship of Command“.
Potremmo dire che negli At The Drive-In si riscontrano tutti gli elementi de-strutturanti del post-hardcore, ma in una forma canzone che, in apparenza, sembra avere poco o nulla di de-strutturato. Perché con il gruppo, e con Omar e Cedric, come hanno dimostrato anche con gli Antemasque, alla fine è l’istinto a prevalere sulla ragione. Una curiosità: nella già citata Chanbara è presente il nome del futuro side-project di Cedric e Omar: i De Facto.
“In/Casino/Out” è una perla del post-hardcore che segna, per certi versi, un momento importante degli anni ’90, già dominati da altri generi musicali che prevalevano nel mainstream. Gli At The Drive-In riuscirono a emergere ancora di più qualche anno dopo, ma questo disco racchiude il grande sole che, in lontananza, illumina Guadalajara, Monterrey, Puebla De Zaragoza e altre terre di confine che sembrano distanti da questo tipo di musica, ma che l’hanno di fatto resa unica e irripetibile.
Senza snaturare la vera essenza del post-hardcore, certamente un compito arduo, gli At The Drive-In ci hanno regalato un lavoro che è poi diventato uno degli emblemi dell’hardcore contemporaneo.

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