Zeal & Ardor – GREIF
Recensione del disco “GREIF” (Autoproduzione, 2024) di Zeal & Ardor. A cura di Nicola Stufano.
Prima di approcciarmi all’ascolto di questo disco, ho letto le recensioni di chi mi ha preceduto nel commentare le pubblicazioni di Zeal & Ardor su ImpattoSonoro. La sensazione comune era quella di trovarsi davanti a un potenziale bluff, che man mano si ‘salvava’ pubblicando materiale di qualità sempre maggiore rispetto al predecessore. E così il progetto di Manuel Gagneux, nato al computer da una provocazione su 4chan, supera i 10 anni di vita presentandosi come una band a tutto tondo che registra in studio, si autoproduce e trova compimento nella dimensione live. Una band di 6 elementi, dei quali però (e questa è forse la maggiore peculiarità) 3 sono voci (Marc Obrist e Denis Wagner, oltre a Gagneux) ed il resto strumentisti: Gagneux continua ad avere la guida compositiva, ma tutte le registrazioni e non più solo la batteria sono in mano ai compagni di viaggio del metallaro spiritual di Basilea.
“GREIF” segna anche un passaggio narrativo diverso dal passato, se vogliamo più personalizzato. Il Grifone è una delle 3 allegorie che rappresentano le corporazioni della Basilea medievale (ai quali è dedicata l’apertura The Bird, the Lion and the Wildkin) simbolo della fierezza d’animo, audace e libero. La musica di liberazione resta un riferimento forte alla base della musica, ma viene in qualche modo allargato e svincolato dallo stretto collegamento con la musica spiritual, che rischiava di comprimere un po’ troppo il progetto e renderlo una caricatura di sé stesso. Qualcuno dopotutto avrà storto il naso all’idea di un black spiritual che invoca il demonio anziché il Signore come liberatore.
Dal punto di vista musicale, il Grifone non spicca realmente il volo: tanti sono i riferimenti di genere che vengono spalmati sulle 14 tracce di “GREIF” che il disco non riesce ad avere un’identità musicale molto chiara, risultando più un concept tendente alla rock-opera. Gagneux è franco nell’ammettere che alcuni brani sono richiami espliciti, vedi i bassi in tempi irregolari di Kilonova (Tool) o il sound di Sugarcoat, che li qualifica come una potenziale ottima cover band dei Queens of The Stone Age (considerando quanto Josh Homme sia geloso del suo sound, è un merito). Noi possiamo aggiungere i Meshuggah nelle equazioni differenziali di Clawing Out e i precursori di qualsiasi avanguardia metal al mondo, gli Ulver, nel notturno di Solace. nonché qualche spuzzata qua e là di Skrillex e forse addirittura Liturgy, quando l’elettronica riesce ancora a far capolino. Il tutto è però messo insieme senza una efficace personalizzazione, rendendo questi inserimenti mera imitazione. Non tutto è però da dimenticare, va riportato tra i momenti più belli del disco la dark ballad are you the only one now? , un bel crocevia tra spiritual, black metal e un folk più mittleuropeo, nonché l’intermezzo da Buddha Bar di une ville vide.
Dopo 10 anni, Zeal & Ardor ha ottenuto una fama consolidata ed una credibilità come progetto musicale, cosa non scontata viste le premesse, che permetterà a Gagnieux e soci di fare un bel Tour statunitense a fine anno, non prima di essere passati da qualche club europeo (il 4 ottobre saranno al Santeria di Milano). E tuttavia, dopo tutto questo tempo danno ancor meno l’impressione di avere la possibilità di proporre qualcosa di memorabile e destinato a far la storia della musica metal: “GREIF”, con la sua proposta qua e là spiritual-blues-metal, altrove musica non leggera random, non fa che confermare quest’impressione.



