Nick Cave & the Bad Seeds – Wild God

Recensione del disco “Wild God” (Bad Seed/Play It Again Sam, 2024) di Nick Cave & the Bad Seeds. A cura di Giovanni Davoli.

Si sa, ormai: un anno con un disco originale firmato Nick Cave sarà un buon anno per la musica. Lo sono stati il 2019 e il 2021 e lo sarà il 2024. 2022 e 2023 non furono male, ma non è certo che sarà vera gloria senza l’impronta di Cave. Che poi qualcuno mi dice che in realtà, almeno da “Push the Sky Away” (2013) in poi, è sempre la stessa canzone, gli stessi accordi, la stessa roba. Può darsi. Eppure “Wild God” suona fresco, suona nuovo. Quello che cambia è l’umore e non è poco. Non tornerò a parlare dei lutti insostenibili tramite cui è passato Cave in questi anni e che tutti conosciamo. Ma se “Ghosteen” appariva come l’opera dell’elaborazione del lutto, “Wild God” suona piuttosto come l’opera del superamento del lutto. Casualmente, ho cominciato l’ascolto dell’album in giornate in cui ero intristito da vicende personali e dal distacco da una persona profondamente cara. Sono bastate poche tracce di “Wild God” a guarirmi. 

Da tempo, non c’è più nelle sue opere la disperazione, la rabbia del punk/post punk e tossicodipendente che Cave era. Ora, non c’è più nemmeno l’introspezione che caratterizzava gli album precedenti e che aveva toccato il picco con il “quasi ambient” di “Ghosteen”. Musicalmente, la notizia sarebbe che Nick Cave & the Bad Seeds sono tornati nel novero del rock, tramite un ponte gettato con “Carnage”. Ma c’è molto di più da dire. “(Questo disco) è gioioso. C’è una canzone chiamata Joy. Ho una particolare comprensione di ciò che quella parola significa effettivamente, ed è una parola più profonda di quanto sembri” – indica il nostro.

Nella migliore tradizione caveiana, la storia di Joy si svolge come un quadretto degno del vecchio testamento in un dialogo tra lui e un’entità superiore che manda un  segnale in terra:

Mi sono svegliato questa mattina con il blues in testa / Mi sentivo come se qualcuno della mia famiglia fosse morto / Sono saltato fuori come un coniglio e mi sono inginocchiato / Ho gridato tutto intorno a me, abbi pietà di me per favore / Dalla finestra una voce venne bassa e vuota / Parlava nel mio dolore, nel mio dolore struggente / Chi è? Ho gridato / Quale fantasma selvaggio è venuto in agitazione? / ……/ Poi ho visto un movimento intorno al mio letto stretto / un fantasma con sneakers enormi, stelle ridenti intorno alla sua testa / Questo ragazzo fiammeggiante che sedeva su un letto stretto disse: “Abbiamo tutti avuto troppo dolore, ora è il momento della gioia

Penso che la gioia a un certo livello sia una forma di sofferenza, si potrebbe dire” – spiega Cave – “È una sorta di esplosione verso l’alto con la consapevolezza di ciò che siamo come esseri umani. Questo disco è così. Continua a scoppiare“. Di ciò, di questa trasmutazione tra sofferenza e gioia, testimonia anche O Wow O Wow (How Wonderful She Is), canzone dedicata ad Anita Lane, suo grande amore giovanile e già membro dei Bad Seeds, morta nel 2021 a 61 anni. Uno dei tanti lutti, anche se non il più grave, che hanno toccato l’artista negli ultimi anni. Tuttavia, non è una canzone di lutto, ma piuttosto di celebrazione di una “creatura luminosa, scintillante, bella, felice, ridente intorno a cui tutti noi giravamo intorno” e la cui voce registrata due anni prima della morte compare in coda alla canzone. 

Insomma, il 2024 sarà un buon anno. Quantomeno lo ricorderemo per “Wild God”, ennesimo capolavoro il cui messaggio sottoscriviamo: abbiamo tutti sofferto troppo, ora è il tempo della gioia.

E in tutto il mondo gridano parolacce / Gridano parole arrabbiate / In tutto il mondo gridano le loro parole arrabbiate / Sulla fine dell’amore / Eppure le stelle si ergono sopra la terra / Luminose e trionfanti metafore d’amore

Joy

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