Norna – Norna
Recensione del disco “Norna” (Pelagic Records, 2024) dei Norna. A cura di Alessandro Logi.
Se siete appassionati di post-doom metal e generi affini, l’album eponimo dei Norna potrebbe fare al caso vostro. Anticipato da For Fear of Coming, che si accompagna a un videoclip decisamente inquietante, e Ghost, “Norna” rapisce l’ascoltatore e lo trascina nel fango e nel fogliame morto di un bosco autunnale.
I Norna, i quali prendono il nome dal trio di dee norrene tessitrici dei destini umani, sono a loro volta un trio, composto dallo svedese Tomas Liljedahl (voce e chitarra, già componente dei Breach nonché esponente della scena post-hardcore della propria nazione) e dagli svizzeri Christophe Macquat (chitarra, basso e moog) e Marc Theurillat (batteria e samples), entrambi provenienti dagli Ølten. Formatasi nel 2020 durante la pandemia, la band compone e pubblica l’album di debutto “Star is Way Way is Eye” sotto l’etichetta VINTER Records nel 2021, per poi esibirsi nei primi show dal vivo nel post-emergenza sanitaria.
L’album eponimo, che segna il debutto della band sotto l’egida della Pelagic Records, si compone di sei tracce di durata compresa tra i cinque e gli otto minuti. L’esperienza musicale di Liljedahl, da un lato, e dei due svizzeri, dall’altro, si fonde in un post metal con forti venature doom, sludge e post-hardcore. Al suono tenebroso, sporco e ipnotico – se non addirittura psichedelico – si accompagna una voce urlata, graffiante, che recita versi altrettanto oscuri.
Relativamente a “Norna” la pagina Bandcamp della band afferma ciò:
I Norna stavolta sono entrati nel processo con una visione; una forma finale, orrorifica, nella mente. Per questo, l’opera eponima spinge i loro limiti persino oltre l’estremo, in cui anche i più piccoli momenti di quiete si rapprendono rapidamente a causa dell’uso di insidiosi sintetizzatori ambient, di samples manipolati e di ancora più distorsione.
C’è un altrettanto tema nefasto anche nei testi di “Norna”, dove Tomas si addentra nel mondo di luce e tenebra per esplorare le idee di duplicità e di moralità ed esporre tutte le azioni e i sentimenti che l’umanità preferisce mantenere nelle ombre […].
È qui, in questo equilibrio dicotico tra creazione gioiosa e distruzione totale, tra l’inizio e la fine di tutte le cose, che i Norna si collocano con la loro ultima offerta. Diversamente da molti tra noi, la band ha fatto i patti con l’orribile verità che non c’è l’una senza l’altra, il che ha senso perché, per quanto rotto, discordante e disgustoso sia “Norna”, è impossibile stargli lontano.
L’album si apre violentemente con Samsara, travolgendoci con una improvvisa esplosione sonora che mette subito in chiaro quale direzione prenderà l’opera. Il sound del disco è decisamente coerente per tutta la sua durata… forse anche troppo. La pecca principale del disco è che la dinamica è un po’ piatta: le tracce si assomigliano molto tra di loro e soltanto alcune brevi sezioni qua e là e offrono un po’ di diversità. Da menzionare, in particolare, è la sezione strumentale della conclusiva The Sleep, che si discosta leggermente dal resto dell’opera e rappresenta uno dei momenti più particolari dell’album.
In conclusione, il sound dei Norna, nel loro album eponimo, è ormai maturo e consolidato e ci trascina in un universo oscuro, sporco, agghiacciante. Se si chiude un occhio sulla (non indifferente) ripetitività dei brani, tutto sommato, “Norna” rimane un buon disco che gli amanti del genere apprezzeranno sicuramente.
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