Joan as Police Woman – Lemons, Limes and Orchids

Recensione del disco “Lemons, Limes and Orchids” (PIAS, 2024) di Joan as Police Woman. A cura di Giovanni Davoli.

La domanda che qualcuno si poneva (qualcuno=io) era se “The Solution is Restless” sarebbe rimasto un corpo estraneo nella discografia di Joan as Police Woman (il/la musicista con il nome d’arte più brutto della storia, ma tant’è). Con il suo afro-beat, i poliritmi e il “quasi-jazz”. Un disco che in tanti (tanti=io) abbiamo adorato ma che non può prescindere dalla presenza del maestro Tony Allen (RIP) e, se si conta questo, non potrà che rimanere unico. Tuttavia, si aspettava (si aspettava=io aspettavo) la nuova prova solistica di Joan per rispondere alla domanda. Arrivata la quale, la risposta è facile: il disco del 2021 un segno lo ha lasciato sulla nostra.

Sia chiaro: “Lemons, Limes and Orchids” non è tutto afro-beat e poliritmi. Ben altro. E’ soprattutto una sorta di soul, che punta molto sulla voce calda di lei, con diverse ballad lente (Full Time Heist, With Hope in My Breath, Safe to Say, Help is on It’s Ways) e un po’ di r&b downtempo (Remember the Voice, Tribute is Holding On). Tuttavia l’afro-beat fa capolino: per esempio nella bellissima Long for Ruin, che ora insidierà The Magic come nuova “signature song” della nostra, così come in Oh Joan. Aggiungiamoci che in questi due brani, tra i migliori del disco, compare al basso Meshell Ndegeocello, come anche nel neo-soul di Back Again.

Una serie di indizi che fanno una prova: l’immersione di “blackness” del precedente disco ha segnato Joan. Anche se non dobbiamo nemmeno esagerare nell’attribuire all’esperienza di “The Solution is Restless” effetti catartici. Non è che nella musica precedente dell’artista americana mancassero elementi “black”. Anche perché ve ne sono in tutta la musica che ascoltiamo e recensiamo in queste pagine. E anche perché basta ascoltare l’eterea Lemons, Limes and Orchids (altra traccia top), per capire che di frecce al suo arco Joan ne ha molte. 6 minuti e mezzo che se ne vanno in un battito, malgrado la lentezza e l’apparente staticità della musica, con una chitarra frippiana che contribuisce all’atmosfera sognante.

Fatto sta che una sventagliata di soul ci sta sempre bene. E aiuta a far sembrare pienamente matura un’artista che sta in giro da oltre 30 anni. Che la maturità consista poi nel tornare indietro alle radici della musica che si suona, o meno, è un dibattito che non affronteremo qui. Conta quel che dice lei stessa: “Questo album è stato molto comodo da realizzare.”

Non a caso “Lemons, Limes and Orchids” scorre bene e in leggerezza, malgrado l’intensità dei testi e dell’interpretazione vocale: ”l’album più sexy che ho mai fatto” dice lei. E a 54 anni, questo è già un bel risultato. Forse ottenuto grazie all’immediatezza del lavoro fatto in studio, con lei che canta mentre gli altri suonano, come si faceva una volta. Ma soprattutto aiuta, immagino, che l’artista abbia (ri)trovato l’amore mentre lavorava all’album. E l’amore, si sa, è sempre una grande fonte d’ispirazione.

“Sì, ero un disastro / Per strada nella mia camicia da notte… L’amore sembra una parola così falsa che è vera / Ma l’ho trovato, l’ho trovato in te”

Remember the Voice

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