Touché Amoré – Spiral in a Straight Line
Recensione del disco “Spiral in a Straight Line” (Rise Records, 2024) dei Touché Amoré. A cura di Fabio Gallato.
In pochi in giro sanno raccontare i guai della vita come i Touché Amoré. Interiorizzato il lutto per la scomparsa della madre del frontman Jeremy Bolm, raccontato prima in “Stage Four” (2016) ed esorcizzato poi in “Lament” (2020), quello su cui si concentra oggi la band statunitense è una forma di dolore forse più generico, ma non per questo meno greve.
“Spiral in a Straight Line” è una risposta al caos che ci accompagna, spaesati in una spirale di ricordi e parole che plasmano passato, presente e futuro in un’unica spessa nebulosa puntellata di accidenti, e poco importa se siano delusioni d’amore o dilemmi universali: tutto fa un po’ male e, nonostante tutto, si va avanti.
È un disco più cupo di “Lament“, carico di quella tensione che si annida nei piccoli avvenimenti quotidiani e che i Touché Amoré, maestri nel rendere musica l’eterno conflitto tra fragilità e resistenza, hanno incastonato in 11 brani che scorrono nel complesso meno impetuosi, ma più riflessivi e malinconici, in una versione forse nuova del loro modo di fare e di essere hardcore. Sarà l’età che avanza, sia per i cinque californiani sia per noi che li ascoltiamo, ma è il tempo della stanchezza, dell’interiorizzazione, dell’accettare che le cose sarebbero potute andare in un modo e sono finite in un altro (Hal Ashby), che le relazioni ci si sono attorcigliate addosso in una stretta micidiale (Mezzanine, This Routine, Force of Habit), che il mondo esterno è il solito coacervo di ingiustizie e angoscia (Nobody’s).
In “Spiral in a Straight Line” ci sono anche alcune delle canzoni più veloci e aggressive che i Touché Amoré abbiano scritto negli ultimi anni (Disasters, Finalist), e strutture chitarristiche che esulano dal mondo hc, ma che in questo mondo ci calzano a pennello, segno di una formazione che, per versatilità e incisività, ha ridefinito gli standard del genere (Goodbye for Now, con Julien Baker).
Insomma, non sarà sconvolgente come “Stage Four” (per chi scrive, il punto più alto della discografia dei nostri), ma “Spiral in a Straight Line” è un ulteriore tassello che fa dei Touché Amoré l’espressione più alta dell’hc contemporaneo. Mettetevi tutti in fila, prego.



