Maxïmo Park – Stream of Life
Recensione del disco “Stream of Life” (Lower Third, 2024) dei Maxïmo Park. A cura di Paolo Esposito.
Ottavo album in studio per gli inglesi Maxïmo Park, che tornano dopo il fortunato “Nature Always Win”, un disco arrabbiato e tagliente, incattivito (forse) dal fatto che i quattro di Newcastle furono molto seccati dal dover produrre l’intero disco da remoto, causa pandemia. Nel frattempo sembra passata un’eternità, un tempo in cui la band ha composto nuova musica concentrandosi soprattutto sui propri gusti letterari, altra passione in comune. Tra gli autori maggiormente apprezzati da Paul Smith e soci c’è Clarice Lispector, scrittrice brasiliana di origine ucraina, che nel suo “Um Sopro de Vida” del 1978 parla appunto di flusso di vita, che governa le scelte di ogni essere umano.
Il titolo del disco, “Stream of life”,è pertanto una sorta di parafrasi, un omaggio della band alla buona scrittura che consente di rallentare il ritmo dell’esistenza, aumentando la qualità dei pensieri. Nei fatti, già da Your Own Worst Enemy (spoiler: sei tu il tuo peggior nemico) si respira un’atmosfera diversa rispetto al recente passato, con riff di accompagnamento didascalici e una foga calibrata. Altro pezzo gradevole è Favourite Songs, qualcosa che suona vagamente brit-pop. Dormant ‘Til Explosion presenta l’interessante cantato della veterana Vanessa Briscoe Hay, padrona di casa verrebbe da dire, visto che l’album è stato registrato ad Athens, in Georgia.
L’adrenalina fa posto ancora una volta alla riflessione, The End Can be as Good as the Start è un brano ispirato dall’importanza di stare insieme: non importa il tipo di connessione ma che la connessione ci sia. Il viaggio interiore prosegue con la quasi totalmente acustica Armchair View, una dolce e matura ballata. Le battute tornano a salire con Quiz Show Club, sempre però restando nei canoni che i Maxïmo Park si sono imposti per questo lavoro. L’interludio proposto con la title track è un po’ il nucleo centrale del disco, che ne delinea forme e contenuto.
Il terzetto composto da Doppelgänger Eyes, I Knew You’d Say That, The Path I Chose scorre via allegramente, senza particolari scossoni, fatta eccezione per l’impennata offerta da quest’ultima. Il finale è dedicato a una celebre dichiarazione dell’allora primo ministro Margaret Thatcher, rilasciata ad una rivista inglese nel 1987: “se le persone hanno un problema, è compito del governo affrontarlo”. Ci si chiede se a distanza di tanti anni queste parole abbiano trovato riscontro pratico o non siano state usate soltanto per propaganda. Domanda evidentemente non diretta alla Lady di ferro, che ci ha lasciati qualche anno fa, ma agli attuali leader mondiali, soprattutto quelli più influenti.
Tirando le somme, “Stream Of Life” presenta diverse peculiarità interessanti. Innanzitutto è suonato molto bene, con la relativa varietà che si chiede a un gruppo che non fa uso di elettronica ma esclusivamente delle care e vecchie corde. Ciò che però fa compiere il salto di qualità ai Maxïmo Park è la composizione intesa a tutto tondo: il tempo impiegato per concepire il disco è stato ben speso perché è facilmente udibile tutto il bagaglio di domande e la complementare ricerca di risposte. Un bel lavoro insomma, che storicamente arriva in un momento più che azzeccato.




