Karate – Make It Fit

Recensione del disco “Make It Fit” (Numero Group, 2024) dei Karate. A cura di Paride Placuzzi.

Quasi 20 anni fa, precisamente il 10 luglio del 2005, a Roma, Geoff Farina salì sul palco del Villa Ada Festival con i suoi Karate insieme a Zu a e NoMeansNo per quella che fu l’ultima apparizione dopo 12 anni di intensa attività che videro la pubblicazione di 6 album in studio e quasi 700 concerti in 20 nazioni diverse. 

Visto che ormai vi ho stordito con i numeri posso continuare in questo modo dicendo che 17 anni dopo, come per riprendere il filo del discorso lasciato a mezzo fiato, i Karate come un accordo dissonante sul ritornello della canzone del sole, tornarono ad esibirsi dal vivo partendo proprio dall’Italia ma questa volta dal Link di Bologna. Live che ho imperdonabilmente mancato per motivi inconsciamente eliminati dalla memoria nella salvaguardia psicologica. 

Questo aveva fatto presagire assieme alla ristampa dell’intero catalogo, un possibile ritorno discografico, cosa che, finalmente, dopo qualche anno è avvenuta. 

Incasellare i Karate in un qualche genere è sempre stato complicato e per fortuna questo disco non aiuta la classificazione dato che fin dalle prime note l’inconfondibile sound di Geoff si fa sentire. Qui la musica più che mai ci ricorda che è completamente indipendente da quella che noi percepiamo come linea temporale. Non sembra passato un giorno da “595” del 2007. In “Make It Fit” troviamo i soliti Karate di sempre con anzi più energia.

Defendants apre il disco e saltiamo subito tra le braccia potenti di Geoff che parte in piena con un brano beato e corposo che è forse tra i più belli del lotto. Farina è sempre incredibile, ha quella voce che ti rapisce con foga tendendoti la mano. Ma soprattutto maneggia la chitarra in un modo che sobbalza tra didattico ed improvvisazione.

Bleach the Scene e Cannibals che seguono formano un trittico iniziale che mostra un gruppo in piena forma psicofisica. Si divertono e lo si sente benissimo. In Rattle Pipes c’è una coltre fugaziana che aleggia lieve. Troviamo un leggero spazio per un po’ di quiete in Fall to Grace ma soprattuto nella riflessiva Silence, Sound che chiude il disco e fa spallate con Defendants e Around the Dial per conquistarsi il podio del brano più ascoltato del disco (per la persona che sta scrivendo).

Speriamo che con l’uscita ufficiale del disco si possa assistere ad un altro tour europeo. Nel caso ci vediamo sottopalco.

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