Bronski Beat – The Age of Consent (40th anniversary edition)

“The Age Of Consent” è considerato ancora oggi l’album per eccellenza dei “queer movement” degli anni Ottanta, un album che – nonostante la natura ballabile e cadenzata – si mostra come estremamente politico, in perenne oscillazione tra energia e oppressione, furioso desiderio e oppressione, sensualità e introspezione.

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Music for faggots. Musica da froci. Se aveste vissuto a Londra nella metà degli anni Ottanta e aveste espresso un giudizio favorevole sulla musica dei Bronski Beat, è questa la risposta che nel migliore dei casi avreste ricevuto. Music for faggots. Già, ma chi sono questi faggots? Immaginate la scena: è il 7 giugno del 1984, siete davanti alla tv, state guardando Top Of The Pops – il programma musicale più in voga dell’epoca – e siete pronti a sciropparvi l’ennesima esibizione di machismo vanhaleniano o le scanzonate melodie di vaporosi artisti new romantics. E invece vi appaiono tre ragazzini in blue jeans, due di loro – gli strumentisti – indossano una attillata maglia bianca, mentre il frontman sfodera un falsetto tanto potente da sembrare sovrannaturale. Lui è James William Sommerville, meglio conosciuto come Jimmy, e loro sono i Bronski Beat.

Si sono formati da un anno: Steve Bronski, anche lui scozzese di Glasgow come Jimmy, e Larry Steinbachek: fanno parte di gruppi di difesa LGBTQ e condividono un appartamento nel vivace quartiere di Brixton, a Londra, Larry e Steve si sono persino fidanzati da poco. Partecipano ad un documentario sulla percezione dell’omosessualità da parte dei londinesi intitolato Framed Youth: Revenge of the Teenage Perverts, ed è proprio Jimmy Sommerville a registrare un brano nella sua camera da utilizzare come colonna sonora. Steve, dall’altro lato del muro, lo sente e rimane abbagliato da quella voce cristallina, capace di stagliarsi con forza ma con altrettanta delicatezza. I tre hanno spesso modo di parlare alle riunioni del London Gay Teenage Group: sono letteralmente estenuati dalla natura inoffensiva degli artisti gay contemporanei, vogliono combattere in prima linea mostrando un atteggiamento più schietto, politico e rivoltoso, proponendosi come faro di speranza per le migliaia di omosessuali repressi che non trovavano nessuna forma di sostegno (o peggio, tolleranza) da parte del governo. E c’è solo un modo in cui possono farlo: con la musica. Il primo concerto si tiene al festival September In The Pink, e dopo solo otto esibizioni firmano un contratto con la London Records, una sussidiaria del colosso Decca.

Il titolo dell’album, “The Age of Consent”, viene suggerito da Jimmy Sommerville durante la registrazione al The Garden Studio, a Londra. È un riferimento alle diverse età internazionali del consenso per i maschi che si impegnano legalmente in sesso gay, che all’epoca dei fatti in Inghilterra era stata fissata a 21 anni, mentre nella maggior parte dei paesi europei fra i 16 e i 18: nella copertina interna dell’album è stata infatti inserita una tabella che elenca l’età minima per le relazioni omosessuali legali tra uomini in ogni paese d’Europa, accompagnata dal numero di telefono di un servizio che fornisce consulenza legale per gay. Il disco è anticipato dall’uscita di due singoli che definire iconici è francamente riduttivo. Il primo è Smalltown Boy, un autentico inno poeticamente toccante che affronta l’omofobia, la solitudine e l’incomprensione familiare, un eccezionale esempio di connubio fra la dance floor hit e una ballata malinconica e introspettiva: nel brano, Jimmy Sommerville racconta la sua storia e quella di migliaia di altri giovani respinti dalla società a causa della loro sessualità, costretti ad abbandonare la propria città in cerca di una realtà migliore, più accogliente e tollerante. Il secondo singolo si intitola Why, dove i Bronski Beat abbandonano la riflessività e l’intimità di Smalltown Boy per tenere saldamente la propria posizione: il testo è un duro attacco ai pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali, che la band utilizza come chiara risposta alla “Legge Sus”, abrogata nel 1981 e che avrebbe conferito alla polizia maggiori poteri per arrestare chiunque ritenessero disturbasse la quiete pubblica, e gli omosessuali erano l’obiettivo principale. “Non sentirti mai in colpa, non cedere mai” canta Sommerville, prima di concludere il brano urlando ripetutamente chiedendo: “Perchè?”, un falsetto penetrante dove è possibile percepire la tensione di ogni nervo muscolare del cantante al servizio della sua protesta, dedito con la forza delle sue parole ad ottenere una risposta.

“The Age Of Consent” è considerato ancora oggi l’album per eccellenza dei “queer movement” degli anni Ottanta, un album che – nonostante la natura ballabile e cadenzata – si mostra come estremamente politico, in perenne oscillazione tra energia e oppressione, furioso desiderio e oppressione, sensualità e introspezione. Tutt’altro che music for faggots, direi.

Per il quarantesimo anniversario della pubblicazione dell’album, “The Age Of Consent” viene ristampato in diversi formati: una versione “Double CD” contenente vari remix e foto inedite, una versione “Double Black Vinyl” rimasterizzata e con nuove grafiche e un’edizione limitata “4 CD + DVD Boxset” con 67 tracce, tra cui 22 tracce inedite scoperte e restaurate dall’archivio della London Records e libretto di 24 pagine con foto rare e inedite e saggi di famosi critici musicali.

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