Fast Animals And Slow Kids – Hotel Esistenza
Recensione del disco “Hotel Esistenza” (Woodworm, 2024) dei Fast Animals And Slow Kids. A cura di Angela Denise Laudato.
A distanza di tre anni da “È già domani” e dopo una lunghissima serie di concerti in Italia e in Europa, torna la band umbra dei Fast Animals and Slow Kids con il loro nuovo disco “Hotel Esistenza”, pubblicato da Woodworm in licenza esclusiva M.A.S.T./Believe. L’album sarà disponibile, oltre che in digitale, anche nei seguenti formati: LP rosso, con poster autografato in esclusiva per Discoteca Laziale; LP bianco autografato e CD autografato in esclusiva per Amazon; LP grigio e CD disponibili in tutti gli store.
Passano gli anni ma i Fask restano sempre i Fask (Aimone Romizi, voce e chitarra, Alessio Mingoli, batteria e seconda voce, Jacopo Gigliotti, basso e Alessandro Guercini, chitarre), anche se inevitabilmente cresciuti. Nuovi tagli di capelli, ma la stessa voglia di raccontare e raccontarsi, gli stessi occhi lucidi con cui guardano il mondo attraverso le loro canzoni. Con “Hotel Esistenza” la band di Perugia acquista maggior consapevolezza e maturazione lirica e sonora. Proprio sotto l’aspetto musicale dell’album troviamo una vera e propria celebrazione di quelli che sono i loro ascolti, dall’adolescenza ad oggi, un ibrido tra Jimmy Eat World e tracce sparse di emo-punk, solo per citarne qualcuno: “Da un punto di vista sonoro” – afferma Guercini in diverse interviste – “a differenza di tanti altri dischi, questa volta vengono fuori tantissime epoche da ascoltatori. Ci sono pezzi che arrivano dall’emo punk con il quale siamo cresciuti e diventati musicisti, fino alle ballate che rappresentano il nostro suono un po’ più adulto”. A livello tematico, l’intero corpus del lavoro gioca molto sugli opposti: partenze e ritorni, attrazione e repulsione, inferno e paradiso, normalità e anormalità. Entriamo e alloggiamo in un hotel in cui ogni singola stanza è un capitolo della storia, pieno di emotività, di ricordi, di nostalgia e di vita. E soprattutto di quel disincanto rassegnato del diventare adulti.
Settimo album in studio, “Hotel Esistenza” è composto da undici tracce che raccontano spaccati quotidiani delle loro vite, che sono anche un po’ le nostre: “È un album che contiene dentro di sé vari aspetti della nostra musica, come le stanze di un albergo arredate in maniera diversa ma pensate allo stesso modo” – raccontano i Fast Animals and Slow Kids sui loro canali social – “È un disco fatto di canzoni che parlano di feste dalle quali scappare, di autostrade che ti riportano a casa e dell’inferno che abbiamo dentro. Hotel Esistenza è un luogo della testa dove può entrare chiunque, anche senza prenotazione. Speriamo vi possa far sentire a casa, almeno per una notte”.
Undici tracce, undici stanze in cui ballano storie e personaggi; tante parole e note tra i corridoi delle camere dell’“Hotel Esistenza”. Il viaggio inizia con Una Vita Normale e il suo riff di chitarra. Riflessione sulla ricerca di un’esistenza vera, lontana dal peso delle aspettative e dai cliché. Interessante il contrasto tra la spensieratezza delle sonorità e il peso delle parole del testo, sincere e vulnerabili: “Una vita normale / nessuno ti crede / Se sei troppo normale / nessuno ti vede”. Introspettiva e innamorata, invece, la ballad Quasi l’universo è impregnata di amore e innamoramento: “Eri il mistero di una mente aperta / il dramma di chi non sa cosa cerca”. Due universi paralleli che fluttuano insieme, che cercano ancora il mare. La melodia è veloce e crescente, resta subito impressa e si presta ad essere canticchiata – il verso ripetuto “se bastasse solo un’altra canzone” è la sintesi perfetta dell’intero disco.
La terza traccia era tra quelle che hanno anticipato l’uscita del disco. Festa è un inno al tempo sprecato, al desiderio di fuggire da tutti quegli estranei con in mano i loro cocktail: “La mente del rimorso è piena di scorpioni / Come questa festa che è piena di coglioni / Via da questo posto me ne voglio andare / Solo con te”.Nel cuore del disco È solo colpa tua è un brano decisamente intenso, dalla melodia incisiva, che oscilla nell’eterna ricerca di colpe e responsabilità nelle relazioni. Malinconia e rabbia e il verso “è solo colpa tua” che si ripete come un mantra.
Brucia alza il tiro: “Ma guardaci / come si fa a vivere così / bastardi senza libertà / adulti cinici”. Traccia ruggente e fiera, un vero e proprio manifesto generazionale, che trae ispirazione dai fatti d’attualità (ndr. il caso George Floyd), che hanno portato all’esplosione mondiale del movimento Black Lives Matter. Segue Riviera Crepacuore, brano evocativo, ricco di immagini suggestive che sanno di nostalgia, di luoghi familiari, di casa. La malinconia colora ogni verso, ogni tornante di un viaggio emotivo tra i ricordi: “Guarda quanto resta di me / quando me ne devo andare”.
Torna è una traccia sincera e disperata, che racconta di desiderio, nostalgia e legami. La scrittura è semplice, ma d’impatto: “bella più della luna piena / io ti sento / ti vedo ancora”. Il verbo tornare viene ripetuto lungo il testo, ad enfatizzare l’importanza del ritorno e delle radici: “torna a casa, amore / torna anche di notte / torna per tornare / torna senza trucco / torna senza chiavi / torna per dormire / torna alle tue cose / torna alla tua vita / torna per urlare / torna dai miei baci / torna dalle mie carezze / torna per restare”. Come in Torna, anche nell’ottava traccia Come No, la parola manifesto è restare, tra le certezze, tra i sensi di colpa, tra i sentimenti: “più ci provo più resto lo stesso”.
Cielo è la nostalgica e cupa presa di coscienza che accompagna la fine di una relazione: “come fare a dirti che fa male senza te / Il tempo cura tutti / tranne chi sta come me”. Il tema dell’amore lo troviamo anche nella penultima traccia, Santuario. La descrizione di un attimo prima della fine, la noia, la sensazione del fallimento e la consapevolezza del rovinare quanto di buono c’è stato, aggrappandosi a qualcosa destinato a finire: “se questo amore singhiozza / possiamo bere dell’acqua / andarcene al mare / cambiare la rotta”. Ultima stanza del nostro viaggio in albergo, Dimmi Solo Se Verrai All’inferno, è una promessa d’amore racchiusa tra le montagne, la vallata, i larici, il granito. Urgenza e introspezione colorano un dialogo a cuore aperto, in cui l’inferno non è inteso solo come un luogo, ma anche e soprattutto come uno stato d’animo: “dimmi solo se verrai all’inferno / dimmi solo se verrai all’inferno con me”.
“Hotel Esistenza” dei Fast Animals and Slow Kids è un disco che funziona, suona bene in cuffia e ti invita ad alzare il volume. Avvolte dalla foschia di un inverno introspettivo e commovente, le stanze dell’hotel sono silenziose, diversamente arredate, ma unite da un’unica carta da parati a fare da fil rouge: l’emotività.




