Bon Iver – Sable,
Recensione del disco “Sable,” (Jagjaguwar, 2024) dei Bon Iver. A cura di Tommaso Mosole.
… e i suoi dodici secondi di flute synth aprono l’ultimo EP di Bon Iver, e quei puntini sono proprio il titolo della traccia introduttiva, prima delle quattro che compongono “SABLE,”.
Giochi di punteggiatura a parte, “SABLE,” vede la partecipazione e collaborazione di Jim-E Stack, produttore di San Francisco noto per le sue sonorità molto moderne, più propriamente contemporanee, che spaziano tra l’ambient, la word e la lounge music. A dire il vero, il suo timbro sonoro è appena percepibile in questo disco, perché a prendere la scena è Justin Vernon il suo ritorno alle origini, ovvero alla dimensione acustica che ne ha segnato l’esordio nel panorama musicale internazionale. Quattro tracce, appunto, che denotano l’intenzione degli autori di fare un esperimento di semplicità, come al solito non banale, in stile Bon Iver.
THINGS BEHIND, THINGS BEHIND… è un brano in cui l’atmosfera boniveriana emerge completamente. Le chitarre si avvolgono tra loro, le sezioni vocali sono morbide ma allo stesso tempo decise, la percussione ritmica di una mano batte il tempo su qualcosa di legnoso. Non manca l’arrangiamento per gli archi, in questo caso la viola di Rob Moose, sfregato che caratterizza anche altri lavori della band del Wisconsin come “i,i”, mentre le linee di basso si intersecano leggere con il resto, senza mai risultare invadenti. C’è perciò tutta la timbrica dei Bon Iver in una traccia che si esprime con semplicità, rimanendo comunque complessa nelle sue profonde sfumature. Segue il singolo dell’EP, SPEYSIDE, che si apre con uno di quei riff arpeggiati di chitarra acustica che portano in un attimo l’ascoltatore in mezzo all’America, la viola accompagna, le voci di Vernon risuonano leggere in una valle di suono senza tempo, la tipica atmosfera che forse solo i Bon Iver riescono a creare.
AWARDS SEASON conclude il ciclo in una sorta di acapella ma che non è propriamente tale, perché in sottofondo si percepiscono inizialmente un organo e accordi di pianoforte, finché un graduale crescendo esplode con archi e fiati per poi silenziarsi nuovamente, ancora l’organo impercettibile, la voce di Vernon, sempre l’organo che si finge di dissolversi per poi riaprirsi per un istante, fine.
“SABLE,” è un breve viaggio nel mondo dei Bon Iver, ottimo biglietto da visita per chi non fosse a conoscenza di questo progetto, dolce ristoro per chi invece non è nuovo alla loro musica.




