Talking Heads – Talking Heads: 77 (Super Deluxe Edition)

Con “Talking Heads: 77”, i Talking Heads si sono allontanati dal machismo e dal nichilismo per riportare l’attenzione sull’arte e sulla costruzione del suono.

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1974. Dopo aver completato il percorso di studi alla Rhode Island School of Design, David Byrne, Tina Weymouth e Chris Frantz si trasferiscono a New York. Una sera si recano al CBGB, storico locale su Bowery Street, dove sul palco stanno suonando quattro ragazzi con jeans strappati e giacche di pelle chiamati The Ramones. Chris Frantz è estasiato, e chiede a David Byrne di creare una band per la seconda volta: già, perchè i due hanno già suonato assieme in una cover band chiamata The Artistics, in più Byrne ancora prima ha cantato e suonato nei Bizadi, un gruppo con pochissime speranze, e ora non ha nessuna intenzione di tornare a far parte di una band. Ma come diceva Eraclito di Efeso: “Chi non si aspetta l’inaspettato non troverà mai la verità”. E così, i tre danno vita ai Talking Heads. David Byrne alla voce e alla chitarra, Chris Frantz alla batteria e Tina Weymouth… Eh, Tina non ha mai toccato uno strumento in vita sua: compra un basso da quattro soldi e comincia a studiare da autodidatta, ripassando i brani della rocker Suzi Quatro e e prendendo qualche lezione dalla leggenda del jazz Don Cherry, che abitava vicino all’appartamento che i tre avevano preso in affitto sulla Bowery. Tempo sei mesi e i tre studenti d’arte hanno fissato il loro primo concerto: il 5 giugno 1975, proprio al CBGB, in apertura dei Ramones. E se questa non è una meravigliosa dichiarazione d’intenti della Provvidenza…

Nel febbraio del 1977, i Talking Heads pubblicano il loro primo singolo, Love Goes To Building Fire, e subito attirano l’attenzione dei discografici su di loro. In quegli anni, tuttavia, il genere che sta velocemente scalando le classifiche è il punk, seppur in forma primordiale: e a ben ascoltare la proposta musicale dei Talking Heads, si può chiaramente notare di come quel miscuglio di ritmi sfalsati, testi sconnessi e voce snodabile sia tutto fuorchè punk. È qualcos’altro, qualcosa di mai sentito prima. E lo capisce immediatamente anche Jerry Harrison, tastierista dei Modern Lovers che, assistendo ad un concerto dei Talking Heads a Boston, chiede di potersi unire al gruppo. Contemporaneamente, il gruppo viene messo sotto contratto dalla Sire Records, ed ecco l’album di debutto: “Talking Heads: 77”, undici canzoni di completo disorientamento musicale.  

La prima traccia, Uh-Oh, Loves Come To Town, è una commistione fra funk e musica caraibica, il tutto accompagnato dalla voce tremolante e stridula di Byrne. Le cinque tracce successive sono più rappresentative dei loro primi giorni al CBGB: New Feeling, Tentative Decisions, Happy Day e Who Is It? sono esempi scelti di come i Talking Heads riescano ad essere parsimoniosi nei suoni, quasi minimalisti, riuscendo comunque a creare un sound stravagante e accattivante. Ma è un altro il brano destinato ad entrare per sempre nella storia della musica. 

© Mick Rock Estate

Il 1977 è stato un anno infausto per la città di New York: l’economia è in caduta libera, quartieri devastati da incendi dolosi, un blackout che ha gettato per breve la città nell’anarchia, l’ombra di un serial killer che ha perseguitato i quartieri periferici l’estate prima. Perché non creare la canzone più orecchiabile mai scritta su un assassino sociopatico? E dalla sagace mente di David Byrne esce Psycho Killer, secondo singolo estratto dall’album e che schizza nella Billboard Hot 100 alla posizione 92. Con “Talking Heads: 77”, i Talking Heads si sono allontanati dal machismo e dal nichilismo per riportare l’attenzione sull’arte e sulla costruzione del suono, aspetto su cui torneranno più approfonditamente negli album successivi anche grazie alla collaborazione di uno straordinario produttore come Brian Eno. Pur essendo nata dalla musica punk, la musica delle Teste Parlanti è più libera, artisticamente disinibita e sconnessa, accogliente verso altri generi musicali. Proprio per tutti questi motivi, i Talking Heads saranno ripudiati dalla scena punk, diventando di fatto uno dei gruppi seminali di un nuovo genere musicale, la “new wave”. 

Il disco è stato ristampato dalla Rhino Records in versione Super Deluxe Edition 4LP + 4 singoli da 7 pollici, accompagnati da un libro con copertina rigida di 80 pagine che offre decine di foto inedite, volantini della band, illustrazioni disegnate a mano e note di copertina dettagliate di ciascun membro della band. Oltre a numerosi b-sides, versioni alternative, versioni acustiche e registrazioni live inedite di quel magico anno, questa Super Deluxe Edition offre 13 registrazioni live inedite catturate durante la loro memorabile esibizione al CBGB di New York il 10 ottobre 1977. Queste interpretazioni di Psycho Killer, Uh-Oh Love Comes to Town e Take Me To the River vedono i Talking Heads di fronte ad una folla frenetica e nevrotica che assiste alla mutazione in divenire del punk. Fra le chicche inserite nella Super Deluxe Edition vi raccomando di ascoltare il primo singolo esistente dei Talking Heads, Love Goes To A Building On Fire, una miscela di frenesia tipicamente byrneriana e atmosfere trasognanti, e la versione alternativa di Psycho Killer, in cui il gruppo è accompagnato al violoncello dal compositore contemporaneo Arthur Russell, meno disidratata e cadenzata della versione originale e per questo probabilmente anche più interessante. 

Insomma, una meraviglia sia per le orecchie che per gli occhi.

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