Organi – Babylonia

Recensione del disco “Babylonia” (Alien Transistor, 2024) di Organi. A cura di Maria Balsamo.

Teniamoci stretti per mano e addentriamoci in una dimensione puramente metafisica.

In quanto cultore del genere psych pop anni ’70, il produttore e musicista di Oakland Mike Walti, Organi per il pubblico, torna sulla scena internazionale con il suo secondo album dal titolo “Babylonia” che segue “Parlez-vous Français?” del 2020. Prodotto dalla Alien Transistor,  “Babylonia” è un viaggio ultraterreno nell’universo del pop psichedelico.

Originario della Bay Area, Organi èun polistrumentista innamorato degli anni ’60 e ’70 e gestisce i Wyldwood Studios a Oakland da oltre quindici anni. Qui hanno registrato artisti come Tommy Guerrero, Spelling e Latyrx. C’è un passaggio segreto che può condurci verso sfere analogiche. Attraversare il portale vuol dire scendere in pista per ritrovarsi negli anni ’70. La magia del viaggio rende il luogo del nostro trapasso metafisico decisamente accogliente. Possiamo repirare l’odore di pelle di un classico divanetto rosso da club, guardarci intorno e scoprirci stupiti nel vedere appesi alle pareti quei tipici quadretti scoloriti dalle tonalità seppia. Potremmo ammirare la consolle che poggia su un classico nastro da due pollici prima di abbandonarci completamente al sound avvolgente che lentamente riempe il locale. 

La Rockette ha una predilezione per l’ammaliante femminilità francese. Un flusso costante lava via le nostre pene mentre il peso dei giorni di arresta per un momento. Una psichedelica forma inizia a prendere sostanza e il nostro ego cede finalmente alla resistenza emotiva. Babylonia,un inno sensuale alla confusione. Il messaggio sonoro è affidato interamente all’ammaliante voce della cantante portoghese Alix Koliha. Sfiorando tonalità da dream pop, si intreccia su sé stesso un vocalismo seducente ed ipnotico. Italiano è una track disegnata con splendidi tramonti dove è possibile scorgere casolari arroccati in lontananza. Un gruppetto di ragazze confabula silenziosamente mentre il beat di sottofondo rapisce e incanta i nostri sensi. 

Pictures of your Face suscita il richiamo verso ricordi dimenticati. Il caldo abbraccio delle batterie conferisce al brano un ritmo in climax. La progressione sonora cresce morbidamente fino a coniugarsi in maniera armonica con il canto femminile dell’ l’ospite chiave dell’album, Yea-Ming Chen (di Yea-Ming & The Rumors) che aggiunge, grazie al suo timbro caratteristico, un tocco oscuro e malinconico al brano.

“Babylonia” è un trip rilassante e un po’ psichedelico, magnetico e seducente. Mentre l’LP di debutto di Organi appariva come un viaggio nella Costa Azzurra della fine degli anni ’60, “Babylonia” racchiude in sé confusione linguistica e antichi ritmi tribali. “Dove andiamo da qui?”, chiede qualcuno all’apertura dell’album, rendendo l’ingresso nella nostra esperienza sonora volutamente cinematografico.

L’impresa di Walti è rendere il dream pop sperimentale del tutto easy-going. Tutto inizia da una scena di spensieratezza. Un uomo siede su un divano di pelle rossa, di venerdì pomeriggio, con accanto, sul suo tavolino in legno di mogano, una bottiglia di buon vino.

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