Sunroof – Electronic Music Improvisations Vol. 3

Recensione del disco “Electronic Music Improvisations Vol. 3” (Mute Records, 2024) dei Sunroof. A cura di Maria Balsamo.

Nel mattino nebuloso e grigio di una giornata inglese, un uomo d’affari prende la sua auto di lusso e si dirige verso il luogo di lavoro. La campagna attorno vibra di rugiada mentre i raggi del giorno iniziano a fare capolino. Decide quindi di scoperchiare il tettuccio della sua auto per far entrare nell’abitacolo tutta la luce possibile. E così il tetto del sole filtra la materia intangibile che giunge dal cielo. 

Electronic Music Improvisations Volume 3”, prodotto dalla Mute Records, è il nuovo album dei Sunroof, che segue il loro debutto con Electronic Music Improvisations Vol.1” (2021) e il secondo album “Electronic Music Improvisations Vol.2” (2023). I Sunroof sono Daniel Miller (fondatore della Mute Records) e il produttore, ingegnere e artista Gareth Jones noto per aver collaborato con i Depeche Mode e Einstürzende Neubauten.
I due artisti si sono incontrati alla fine del 1982 quando Miller ha chiesto a Jones di lavorare con lui su quello che sarebbe diventato poi “Construction Time Again dei Depeche Mode.

Ci sono voluti circa quarant’anni prima che i due amici e collaboratori si riunissero finalmente per registrare un lavoro insieme. Il duo, nel tempo, ha tenuto rari spettacoli dal vivo. Ogni loro uscita e performance evocava il suono classico di alcuni dei primi esperimenti elettronici, con lo spirito, l’energia e la disciplina dell’improvvisazione, pur mantenendo un senso di modernità. “Electronic Music Improvisations Volume 3” è una raccolta di nove tracce improvvisate, registrate utilizzando i sistemi modulari Eurorack molto cari al duo inglese. 

L’eredità di Miller e della Mute è accennata nella traccia Splendid che si apre con il classico sibilo della cassetta adagiato su un battito ritmico, per poi esplodere insieme agli oscillatori. Questa traccia è stata registrata utilizzando il TEAC originale a quattro tracce che Miller ha preso di seconda mano alla fine degli anni ’70 e su cui aveva registrato “Warm Leatherette dei The Normal.

Brotherly, due amici che si dicono ormai fratelli si apprestano ad intraprendere un viaggio nella notte scura della periferia inglese. Entrambi fuggono da qualcosa ma hanno taciuto sulle loro reali intenzioni. Là fuori le strade sono gelide e caotiche. In fuga, i due non possono fare altro che guardarsi negli occhi e confessarsi i loro reciproci segreti. 

Ensnare, drops di elettronica precipitano su di un pavimento lucido. Intrappolata in una stanza sigillata, c’è una donna dalla pelle bianca e i capelli color corvino. Mentre si dimena tra le pareti in cerca di una via di fuga, queste iniziano a sgretolarsi come vetri di fragili specchi. In un attimo la stanza diventa un caos tagliente di lame fendenti. 

Conspiracies, un ritmo tribale che spezza la monotonia del tempo. La fuga giunge al termine. I due uomini hanno liberato la giovane di cui sono entrambi innamorati. E ora si dirigono verso la scogliera più a Nord in cerca di riposte. 

Si dice che Miller e Jones fossero soliti, nell’arco degli ultimi quaranta anni, restare sul luogo di lavoro dopo le sessioni di produzione, per sperimentare laboriosamente su un prodotto musicale che appartenesse esclusivamente a loro due. Verso la metà degli anni Novanta, i Sunroof erano già emersi come progetto di remix, rielaborando artisti del calibro di Can, MGMT, To Rococo Rot, Kreidler e Goldfrapp. Si lega quindi esclusivamente ai recenti anni questa forza sperimentatrice figlia dell’improvvisazione.

Improvvisare sì, ma con l’apporto della disciplina classica senza soffermarsi sullo stile adottato in passato. Un parametro che i Sunroof si sono imposti a partire dal loro debutto nel 2021.

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