Fernando Lagreca – TIME

Recensione del disco “TIME” (Beautiful Accident, 2024) di Fernando Lagreca. A cura di Andrea Ghidorzi.

C’è un istante, impercettibile e fugace, in cui passato e presente si sovrappongono: “TIME”, l’ultima release di Fernando Lagreca, si colloca esattamente lì, in quello spazio rarefatto dove la memoria sonora si trasforma in una narrazione del possibile.

L’artista uruguaiano, ormai di casa in Spagna, torna con un album che non è soltanto una raccolta di tracce, ma un viaggio stratificato nel tempo e nello spazio, capace di evocare tanto le pulsazioni delle piste anni ’90 quanto la complessità emozionale dell’elettronica contemporanea. Dall’apertura utopica di Utopia all’elegante malinconia di La Nuit Tombe (Blue Dust), il disco si snoda come un continuum narrativo che sfugge a ogni catalogazione. Lagreca non si limita a evocare: plasma. I suoi arpeggi, impregnati di una matrice UK, si fondono con riff pop appena accennati, mentre pattern techno e frammenti breakbeat tessono una trama in costante evoluzione. Ogni dettaglio è calibrato con cura, ogni shift ritmico è una mossa di precisione chirurgica.

Lagreca ci trasporta in un universo fatto di tensione e delicatezza. Il brano eponimo, Time, pulsa con una linearità ipnotica, un equilibrio perfetto tra melodia e groove che sembra voler congelare l’istante stesso. Get Over You si muove su territori più introspettivi, con una melodia sospesa e frammenti vocali che sembrano provenire da un altrove emotivo. In Shapeforms, si esplorano dinamiche ritmiche complesse, mescolando influenze techno con tessiture melodiche più calde, quasi analogiche.

Ciò che colpisce non è solo la varietà timbrica, ma la capacità dell’artista di trasformare l’ascolto in un’esperienza immersiva. Le voci eteree, spesso nascoste tra le pieghe delle tracce, agiscono come guide spettrali, traghettando l’ascoltatore attraverso paesaggi sonori che sembrano appartenere a una dimensione parallela. In Gravity Trick e Nothing’s Ever New, le influenze di giganti come The Chemical Brothers e Orbital emergono con eleganza, senza mai sopraffare l’identità unica dell’artista. Brani come Save the Beat e Shapeforms non solo invitano a muoversi, ma interrogano, riflettendo sulla relazione tra ritmo e spazio. L’album si chiude con La Nuit Tombe, in cui intimità e vastità sigillano il tutto con una nota di incertezza poetica.

“TIME” non è un semplice tributo nostalgico: è un’opera che guarda avanti, un ponte tra epoche sonore che suggerisce nuove possibilità. Un album che richiede attenzione, pazienza e una predisposizione a perdersi nei suoi intricati dettagli.

Con questo lavoro, Fernando Lagreca si conferma un vero alchimista della memoria sonora, capace di modellare il tempo e lo spazio con le sue mani. Un viaggio per chi non teme di esplorare.

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