Ghostwound – Ghostwound

Recensione del disco “Ghostwound” (Go Down Records, 2024) dei Ghostwound. A cura di Giovanni Mastrapasqua.

Ascoltando il disco di debutto dei Ghostwound, uscito per l’ormai rodatissima Go Down Records, la prima parola che mi viene in mente è groove. Il quartetto milanese riesce a mixare molto bene ritmo e scenari space psych rock, e il brano di apertura Funky Robot, così come l’omonima Ghostwound, rappresentano un ottimo biglietto da visita per il sound del disco. In entrambi i casi, l’affiatata sezione ritmica duetta alla perfezione, alternandosi prima con un synth dal sapore anni ‘70 – suonato da Michele Ricciardi (anche voce della band) – e poi con la chitarra.

Interessante è l’incedere di Gimcana Spiralis, con un’introduzione circolare in cui la chitarra di Paolo Bramino, dal gusto Smithsiano e arricchita da chorus, disegna una tela su cui il resto della band costruisce strutture e ambientazioni diverse rispetto ai primi tre brani, per poi aprirsi verso ritmi più sostenuti. Tutti i brani presenti in questo lavoro hanno un loro perché e un sound ben definito: dall’ipnotica Dive into the Mirror alla psichedelia freak di Five Ave Marias, che richiama i Kula Shaker più acidi (influenza che emerge spesso prepotentemente), fino ai pezzi più tirati come Lycantropus o Rojava.

Due note di merito. La prima va alla sezione ritmica, composta da Virgil Mermoud alla batteria e Petrolio al basso, sempre puntuale nelle basi prettamente funk e sugli scudi dall’inizio alla fine. Il loro contributo è fondamentale nel mantenere in piedi la struttura musicale di “Ghostwound“, un compito tutt’altro che banale. Senza nulla togliere al lavoro di Michele Ricciardi, la cui voce melodica – quasi sempre arricchita da dosi massicce di riverberi ed echi – si sposa perfettamente con le atmosfere proposte dal quartetto, e alle preziose armonie della chitarra di Paolo Bramino. Il secondo punto di forza del disco risiede nei suoni e nella produzione, curata nei minimi dettagli, che aggiunge grande valore a questo convincente esordio.

Non sarà un lavoro per chi cerca sonorità innovative, dato che “Ghostwound” ha un sound dal sapore retrò, è innegabile. Tuttavia, grazie al suo mood vivace, farà sicuramente muovere chi lo ascolta o, per i più pigri, almeno battere il piede a tempo. È perfetto anche come colonna sonora per una gita fuori porta, ideale per mettersi di buon umore. Soprattutto, mette in ottima luce le qualità di una band che ha ancora margini di crescita, in particolare – dal mio modesto punto di vista – se in futuro riuscirà a differenziare maggiormente la propria proposta musicale. Per ora, Ghostwound promossi!

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