Linkin Park – FROM ZERO

Recensione del disco “From Zero” (LLC, 2024) dei Linkin Park. A cura di Tommaso Mosole.

È forse “FROM ZERO” il disco che molti fan dei Linkin Park non attendevano con trepidazione. L’ingresso di Emily Armstrong e la resurrezione e la conseguente continuazione del progetto simbolo del rock/cross-over degli anni ‘2000 non sono stati accolti a favore dalla comunità degli ascoltatori, almeno inizialmente. Guardandosi un po’ in giro, si nota però un filo rouge che lega le opinioni della critica e di chi ha detto la sua su questo discusso ritorno sulla scena della band di Los Angeles. Il disco è stato infatti abbastanza apprezzato, perché in fondo “FROM ZERO” è un buon lavoro, pulito, che ripropone i canoni sonori storici del progetto, risultando nel complesso funzionale al mercato attuale, come d’altronde i Linkin Park sono sempre riusciti a fare. Segnaliamo inoltre anche il cambio alla batteria, che vede l’inserimento di Colin Brittain.

The Emptiness Machine è il singolo trainante, sufficientemente pop per essere il giusto biglietto da visita per il grande pubblico, ma anche per qualcuno dei fan più datati. Il debutto di Emily Armstrong avviene circa dopo il primo minuto, lasciando a Mike Shinoda l’onere di dare inizio alle nuove danze. Cut the Bridge invece prova a rievocare i fasti passati, la sezione di batteria e in particolare l’arrangiamento del rullante ne sono la prova. Così anche Heavy Is the Crown, in cui ritornano le voci più sporche e urlate, mentre Over Each Other lascia molto più spazio a Armstrong, che fa della traccia un buon brano pop-rock. Nel disco non mancano i pezzi più rappresentativi del genere, come Casualty e Two Faced, quest’ultimo è forse quello che più si avvicina allo stile iconico della band. Le chitarre elettriche sembrano fendenti, e accompagnano assieme agli scratch delle piastre di Joe Hahn l’alternarsi delle sezioni vocali rap e rock.

Ci sono poi brani più elettronici, come Overflow, che ricorda in parte altre sonorità esplorate dai Linkin Park durante la loro carriera, come in “Living Things”, ma soprattutto si avvicina a quella proposta pop che si sente molto ultimamente, non troppo lontana da quel sound alla “Imagine Dragons”. Stained è invece una traccia dal timbro più scuro, almeno nella prima parte, che sia apre successivamente nei ritornelli, per abbracciare atmosfere decisamente più pop. Al penultimo posto c’è IGYEIH, canzone abbastanza fedele al genere e che contiene gran parte di quelle caratteristiche sonore dello stile Linkin Park, tra tutte sicuramente le progressioni di chitarre distorte su cui stridono gli scream di voce. A concludere “FROM ZERO” ci pensa Good Things Go, la semi ballad triste in cui non mancano arpeggi e armonizzazioni vocali, che crescono fino al dissolversi della traccia nel finale.

“FROM ZERO” è un disco pop-rock che si fonda sulla semplicità, comunicando in modo diretto tematiche sociali che negli ultimi anni fortunatamente sono state sdoganate, come la salute mentale e la tossicità delle relazioni malsane. È un album che segna la ripartenza di un progetto ventennale che ha segnato una generazione, riempendo gli stadi e i grandi spazi aperti di gente pronta a sgolarsi e saltare cantando quei pezzoni che vanno a comporre, e non sono pochi, la grande discografia dei Linkin Park“FROM ZERO” non è un disco fenomenale, e probabilmente deficita di quei brani veramente forti, quelli che hanno reso celeberrima la band.

Resta il fatto che da qualche parte si deve ripartire, e la compagine di Shinoda ha deciso di non arrendersi a ciò che non si può evitare, come la perdita di Chester Bennington. Di lui mancherà quell’intima malinconia che sapeva far esplodere nelle sue canzoni, rendendolo unico.

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