C’mon Tigre – Instrumental Ensemble – soundtrack for imaginary music vol.1
Recensione del disco “Instrumental Ensemble – soundtrack for imaginary music vol.1” (CMT, 2024) dei C’mon Tigre. A cura di Simone Grazzi.
Quanto è magico quel momento in cui seduto, sdraiato o in piedi che sia, in auto, in casa o fuori all’aperto, munito di cuffie o auricolari, vieni avvolto dalla prima canzone di un disco che stai ascoltando per la prima volta? Quanto?
Di certi dischi, particolarmente significativi, il ricordo di questo preciso momento rimane vivissimo anche a distanza di molti anni. …”Ok Computer” dei Radiohead? Sdraiato sul letto mentre leggevo Jack Frusciante di Brizzi. “Naked Self” dei The The? In roadtrip di ritorno da Strasburgo verso casa. “The Dark Dide of The Moon“? Nello studio di mio padre, con le cuffie più grandi di me, regolate su volume esageratissimo.
Questa sera, quel momento magico è toccato al nuovo lavoro discografico dei C’mon Tigre. “Instrumental Ensemble – soundtrack for imaginary music vol.1”, uscito il 6 dicembre scorso, così come descritto nelle note di presentazione, è una colonna sonora di un film inesistente, immaginato, solo pensato.
4 storie per altrettanti esistenze in cerca di un nuovo inizio. Ballerina, emigrato messicano, ricercatore ambientale, insegnante di scuola. 4 città dove i personaggi, in bilico tra sfide personali e incontro con la tecnologia avanzata, raccontano le proprie emozioni. Una provocazione artistica che, così come definita dagli stessi autori del disco, vuole essere un invito ad osservare le cose da uno o più punti di vista differenti. Le canzoni come elemento di partenza emotivo per sviluppare un film ispirato proprio dal disco stesso.
Apro parentesi,…non fine a se stessa. Anni fa, in solitaria, in una sala praticamente deserta (…il resto della città era in riva all’Arno a mirare i fuochi), mi è capitato di vedere quel capolavoro assoluto che è “Dead Man” di Jim Jarmusch. Le musiche di Neil Young, suonate e composte praticamente in presa diretta osservando il film, resero quella sera, quella notte (in solitaria!) uno dei momenti emotivamente parlando, più intensi della mia vita. Lo ricordo come se fosse adesso. Cinema Ciak Atelier in via Faenza,…praticamente davanti al Box Office (…quanti biglietti di concerti in quel box office!)
In quel caso era stato il film ad ispirare la musica (meravigliosa) di completamente (non accompagnamento) alle immagini, qui il paradigma invece si ribalta ed è la musica che si auspica possa rendere possibili scene, dialoghi, sguardi, piani sequenza, titoli di coda e credits. Il progetto è interessante, anche se non particolarmente originale in quanto, senza aver scomodato l’AI perché ancora in fasce, in passato altri artisti si sono cimentati in lavori più o meno analoghi a questo.
Gli arrangiamenti sono impeccabili, deliziosi, direi quasi pregiati e pregevoli e le canzoni sono suonate da dio, detto questo,…lo ammetto vostro onore, io mi sono molto annoiato nell’ascolto di questo disco e a tratti ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine.
Anche le musiche del disco citato poche righe fa di Neil Young, “Dead Man”, per quanto incredibili, risultavano comunque ostiche a tratti se scollegate dal film. Qui non esistono neanche ancora visi, volti, immagini a cui associarle.
Chiariamo, il nuovo disco dei C’mon Tigre è bellissimo e più esplicito di così non posso davvero essere, ma per quanto il progetto sia apprezzabile, in attesa di essere corredato da immagini ad esso ispirato (se mai sarà), rimane un oggetto bello, accattivante, misterioso e provocatorio, ma che sinceramente non ho alcuna voglia di riascoltare. Chissà,…forse un giorno! Sgranocchiando popcorn.
È andata così. Ragazzi, non me ne volete. Se capitate da queste parti, un caffè e continuiamo la chiacchierata. Bye!




