“Strange Days”: un viaggio tridimensionale nel cuore dei Doors, l’ultimo libro di Michele Tempera
Dopo aver finito di leggere questo vero e proprio dossier, ho riascoltato di nuovo “Strange Days”: non è stata una sensazione, ora lo conosco meglio, e lo ascolto con ancora più piacere, quasi mi fosse stata donata ora una tridimensionalità cognitiva.

Non nascondo che ho avuto assolutamente filo da torcere, visto che adoro i Doors e il loro “Strange Days“: probabilmente è il mio album preferito della loro breve ma densa discografia.
Eppure ammetto di aver temuto di annoiarmi durante la lettura di un intero libro (un vero e proprio saggio) dedicato ai trentacinque minuti del secondo album della band losangelina, targato 1967, un anno come una vera garanzia. Eppure…avete presente quell’amico che tutti abbiamo, l’espertone di musica, quello che ne sa davvero tante e che a noi, amanti del buon ascolto ma senza esagerazioni, riesce sempre a deliziare con aneddoti e osservazioni, minuto per minuto se non quasi secondo per secondo? Non quello saccente e insopportabile, quello che era meglio non invitare alla festa, ma quello che invece ti rende l’album in questione e il relativo percorso musicale ancora più preziosi e godibili, densi e affascinanti. Michele Tempera con il suo “The Doors attraverso Strange Days” fa esattamente questo.
Non so come faccia, ma non annoia mai, eppure sciorina fatti su fatti, a volte anche piuttosto tecnici. Facile con i Doors? Non lo darei per scontato. Ogni canzone viene rivoltata come un calzino e ne esce quasi migliorata. Di colpo ti ritrovi a conoscere una valanga di interessanti dettagli, le canzoni diventano quadri. Per quanto mi riguarda, trovo rilevante dire che questa mia sensazione sia valsa sia per quel paio di canzoni che conoscevo già letteralmente a memoria (People Are Strange, Love Me Two Times, When the Music’s Over) che per quelle tracce un po’ oscure come You’re Lost Little Girl o My Eyes Have Seen You, solchi quasi dimenticati a causa dell’imponente presenza dei grandi classici registrati in questo album.

La conoscenza condivisa non è solo enciclopedica, ma è evidente che Michele Tempera sa cosa hanno rappresentato i Doors come fenomeno prettamente unico in quel periodo dove musicalmente, e più in generale culturalmente, succedeva di tutto e per il solo piacere e valore dell’evento in sé, dove l’unica cosa che contava era la musica e il comunicare la stessa, messaggio incluso e appiccicato sulla copertina dell’album. Nel libro, i Doors vengono sempre raccontati come un quartetto quale effettivamente erano, dove la figura di Jim Morrison non va a coprire gli altri come erroneamente il novizio potrebbe credere. Robby Krieger e John Densmore non devono sgomitare per un poco di luce, tra le pagine di questo volume. A occhio e croce, direi quasi che ognuno dei quattro è menzionato esattamente per un quarto del tempo. I capitoli poi, e qui sta la logica vincente del libro, analizzano una canzone a testa, chiaro e semplice. Ovviamente quindi, se proprio si vuole, si può saltare a leggere la propria canzone preferita e si può facilmente andare a ripescare una paragrafo già letto. Un libro fatto bene sia per l’appassionato che per il curioso.
Ogni canzone viene analizzata nei dettagli anche nel minutaggio preciso, come se l’autore fosse con noi in salotto a spostare la puntina (o il cursore…) avanti e indietro mostrandoci chicche su chicche, che sia un preciso e sorprendente colpo di piatto o una nota di chitarra particolarmente prolungata. Indubbiamente la storia e il contesto storico del brano poi ci fa davvero immaginare quelle sequenze, restituendoci il lato umano e non solo artistico del quartetto. Sapere quando e dove è stato eseguito il brano per la prima volta, nella girandola dei locali della California degli Anni Sessanta, sono strati e strati di conoscenza e bellezza condivisa, come anche come e dove è stato registrato. Il testo di ogni canzone riceve, giustamente, una degna fetta di attenzione: non sono testi qualsiasi, Morrison rientra tra i poeti del secolo scorso. Inoltre ogni canzone/capitolo è supportata da una ventina di note a fine capitolo, che queste siano precisazioni lessicali o tecniche o veri e propri mini approfondimenti (che non faranno altro che amplificare la curiosità del lettore).
Dopo aver finito di leggere questo vero e proprio dossier, ho riascoltato di nuovo “Strange Days“: non è stata una sensazione, ora lo conosco meglio, e lo ascolto con ancora più piacere, quasi mi fosse stata donata ora una tridimensionalità cognitiva.
Autore: Michele Tempera
Uscita: 09/06/2024
Editore: Autopubblicazione
Pagine: 188
Prezzo: € 12,35
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