Wardruna – Birna

Recensione del disco “Birna” (Sony Music/By Norse Music, 2025) dei Wardruna. A cura di Maria Balsamo.

Sesto album per la folk band norvegese Wardruna. “Birna”, prodotto da Sony Music e By Norse Music, è pubblicato a quasi quattro anni di distanza dall’uscita di “Kvitravn” del 2021.

“Birna” emerge dai folti boschi nella Norvegia ed è ispirato al tema della spiritualità dei paesi nordici utilizzando il linguaggio antico delle rune (riferendosi per la precisione al fulparc, la più antica forma di alfabeto runico). Il linguaggio delle rune è stato già protagonista nella trilogia della band formata dagli album “Gap Var Ginnunga” (2009), “Yggdrasil” (2013) e “Ragnarok” (2016).

I Wardruna sono un progetto musicale dark nordicfolk norvegese nato nel 2003 dalla mente di Einar “Kvitrafn” Selvik insieme a Kristian Espedal (Gaalh) e Fay Hella. In questo concept album, il compositore principale della band Einar Selvik ha ricercato un linguaggio che fosse in grado di comunicare con la Natura e con gli esseri viventi che la abitano. “Birna” è un termine arcaico che sta a significare “orsa”, la forma al femminile di un animale misterioso e mastodontico. Ma “Birna” è anche la guardiana della foresta, custode della Natura che è stata lentamente cacciata dal suo habitat a causa della società moderna. L’orsa è stata costretta ad entrare in una fase di letargo permanente, lasciando la foresta morente. L’animale, quindi, brama il suo ritorno e quando arriva il profondo inverno nordico torna a dormire nella sua tana, quasi come se tornasse a dormire nell’utero materno.

Hertan è la parola proto-scandinava che sta a significare “cuore”. Il brano è incentrato sul concetto di dualità tra il cuore e il ritmo, il flusso ininterroto della natura che è presente in tutte le forme di vita che ci circondano. Il cuore pulsante dell’orsa torna a battere nel suo habitat naturale. Ed è da qui che parte la narrazione del sonno eterno dell’orsa. Birna è tornata a casa, in quei luoghi che l’hanno vista nascere e crescere. Canti tribali celebrano il suo arrivo, cullandola e inducendole un dolce sonno meditativo. Il profondo sonno sembra essere imperituro, diventando quasi ipnotico allo sguardo dell’essere umano,

Il battito cardiaco dell’orsa dormiente è scandito da circa circa nove battiti al minuto. Profondo e lento, induce anche chi lo ascolta a rallentare il proprio, sprofondando in una dimensione meditativa trascendentale, Sono proprio le tracce Dvaledraumar (Dormant Dreams) e Jord til Ljos (Earth to Light) che generano una lunga meditazione in solo due canzoni, formando una specie di letargo congiunto tra animale e ascoltatore. Quando saremo usciti dalla tana dell’orsa ci sentiremo più in sintonia con la natura, giusto in tempo per osservare alcuni germogli appena sbocciati. La primavera irrompe, lasciandosi alle spalle un lungo e tenebroso inverno. Questo processo ciclico, così radicato sia nella natura che nella visione del mondo delle culture più antiche, guida ogni opera creativa di Einar Selvik.

L’orsa compare spesso negli antichi miti dell’umanità dell’emisfero settentrionale poiché è considerata come una specie di totem onorato con riti e canti. In alcune culture “calpestare il sentiero dell’orsa” significa perseguire ciò che si è veramente destinati a fare nella vita. “Quando cammino in una foresta, apro i miei sensi e ascolto qualsiasi cosa la natura voglia dirmi”, ha spiegato Einar Selvik.

I Wardruna possono ancora vantarsi di essere progenitori di un nuovo suono distintivo che è in grado, al contempo, di basarsi sulle radici musicali intrinseche della tradizione nordica. “Birna” è un prodotto dell’intuizione filosofica di Selvik, frutto della volontà di delineare un sentiero che unisca il genere umano a quello animale. Entrambi profondamente accomunati dal mistero del ciclo della vita.

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