Il suono transitorio dell’hardcore compie 40 anni: “New Day Rising” degli Hüsker Dü
Senza gli Hüsker Dü, che hanno fatto da ponte tra generi come l’alternative rock e l’indie, probabilmente tutta la musica sarebbe arrivata con un po’ di ritardo.

Se proviamo a immaginare lo scenario punk dei primi anni Ottanta, troviamo tutto fuorché ordine. Era un periodo molto particolare, caratterizzato da lotte socio-politiche e di classe, e il genere veicolava questo messaggio suonando e urlando l’urgenza e il disappunto per ciò che accadeva intorno a noi. Successivamente, il punk subì un mutamento, diventando più consapevole: da una parte, assistiamo a un’evoluzione del genere che, partendo dallo Straight Edge, giunge al Krishnacore, con evidenti influenze filosofico-orientali. Dall’altra, emergono progetti che non abbracciano completamente questa filosofia, ma che comunque trasmettono messaggi più aperti e orientati all’auto-miglioramento. Tutto ciò comporta anche una leggera trasfigurazione del sound, rendendolo più sperimentale. Un esempio significativo sono i Fugazi che, con “Repeater“, non solo firmarono un capitolo innovativo a livello tematico, ma aprirono anche la strada al successivo post-hardcore. Se invece vogliamo rimanere con i piedi per terra, troviamo, parallelamente a loro, gli Hüsker Dü.
Questi ultimi, con “Zen Arcade“, non solo realizzarono un doppio album – scelta singolare per l’epoca – ma addirittura un concept album. Inserire un elemento melodico in un genere come l’hardcore punk era qualcosa di inedito e rivoluzionario. Questa novità inizialmente non scalò le classifiche, ma attirò sicuramente l’attenzione di molte etichette importanti. L’importanza degli Hüsker Dü risiede proprio in questo: nel loro sound si possono ritrovare le radici di gran parte della musica degli anni Novanta, e la cosiddetta “college radio” fece un notevole salto di qualità. Il lavoro della band fu così fondamentale che Dave Grohl, in diverse occasioni, ha riconosciuto gli Hüsker Dü come una delle chiavi del suo successo.

Il duo Grant Hart e Bob Mould, con “New Day Rising“, si stancò abbastanza velocemente di quanto realizzato nel capitolo precedente, avviando così una ricerca di nuovi input. Il suono divenne ancora più melodico, ritmato e destrutturato: l’hardcore si era consumato e bisognava cercare altrove, anche a costo di rimanere soli, come suggerisce l’immagine desolante della copertina, che raffigura un’alba scura e solitaria. Le distorsioni si fecero sempre più tribali, e all’epoca qualcuno accusò la band di essere diventata troppo commerciale. Alle critiche rispose, in un’intervista dello stesso anno, il bassista Greg Norton:
Siamo semplicemente maturati come compositori e suoniamo meglio le nostre canzoni.
Impossibile non citare brani come I Apologize e Celebrated Summer, veri e propri mantra vocali e spiriti guida di un’eredità sonora illuminata. Analizzando a fondo questo lavoro, non è difficile trovare elementi che avrebbero ispirato molte band future. I Nirvana sono tra queste.
Senza gli Hüsker Dü, che hanno fatto da ponte tra generi come l’alternative rock e l’indie, probabilmente tutta la musica sarebbe arrivata con un po’ di ritardo.

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