Maribou State – Hallucinating Love

Recensione del disco “Hallucinating Love” (Ninja Tune, 2025) dei Maribou State. A cura di Giovanni Davoli.

È uscito un nuovo album dei Maribou State. C’è anche la solita Holly Walker in un paio di pezzi. Tra le voci, compare poi Andreya Triana, già’ nominata ai MOBO awards e tale GAIDAA. E qui potrebbe chiudersi la recensione, per voi che già conoscete i Maribou State. Per chi non li conosce, si tratta di un duo (Chris Davids e Liam Ivory) di musica elettronica downtempo che fa cose molto chill e molto cool. Era dal 2018 che non uscivano con materiale nuovo (“Kingdoms in Colour”). Poi c’è stata la pandemia e una malattia per Davids, che si è sottoposto nel 2023 ad una delicata chirurgia cerebrale. Messosi il peggio alle spalle, rieccoci qui. La musica è sempre la stessa. Anche se il comunicato stampa fa i salti mortali per descrivere un album che “mostra l’evoluzione dei Maribou State verso un equilibrio raffinato tra intimità e complessità, mantenendo la loro abilità nel creare musica epica dal sapore crepuscolare”.

Noi notiamo una frizzante Otherside (con la Walker), una ipnotica All I Need (con la Triana) e una ben ritmata Dance on the World (con GAIDAA). I nostri sono del mestiere, c’è poco da fare. Il loro mestiere è rimanere, molto bene, in bilico tra una sfacciata ambientazione lounge molto fichetta, che sia pre o after party, da un lato, mentre dall’altro balena una appena accennata intensità soul, grazie anche a vocalist di prim’ordine. Tutto qui? Sì, tutto qui e sempre la solita solfa se li conoscete. Ma quella “appena accennata intensità soul” fa la differenza e rende il tutto interessante. Quindi, ove non li conosciate, potreste provarci. Per poi dirvi magari: ma io questa roba già la conosco. Certo, se siete usciti di casa almeno una volta nella vita, di sera, in qualche locale di struscio e rimorchio, allora questa roba, o comunque roba simile, l’avete già sentita. 

Questa musica, appunto, celebra la voglia di uscire di casa e stare in compagnia, magari un pochino su di giri, nemmeno troppo. La voglia di ascoltare musica, mentre si “spizzano” nella folla i volti altrui, cercando, i più arditi, qualcosa di nuovo, di emozionante, negli occhi o nel profilo di uno/a sconosciuto/a. E questo vale anche per i momenti “strumentali” come Passing Clouds. Dove i nostri ricorrono agli archi e giocano tutto sulle atmosfere, qui decisamente “after-party”. Rolling Stone è posta non a caso alla fine di tutto, dando la netta sensazione di un locale dove la gente si è divertita, ma adesso è ora di sbaraccare e mandare la gente a casa. 

Che poi, in realtà, c’è da chiedersi quando si tratta di musica come questa, a cosa serva il formato Long Playing. Chi se lo ascolterà tutto. Laddove, il destino di brani così, di questi tempi, è d’infilarsi nelle playlist. Soprattutto quelle ad uso bar, lounge, terrazze, ecc. ecc… Che è tramite l’inserimento in dette playlist che i Maribou State si sono costruiti negli anni un certo vasto seguito, di gente che li sente senza che li ascolta, mentre è distratta da un cocktail o da un/a tipo/a nuova. E così sarà il destino anche di questo ultimo “Hallucinating Love”. Del quale, e torniamo al punto di partenza, non è che ci sia molto da dire oltre che ha una bella copertina. E che, se vi piace questa roba, se vi piacciono i Maribou State, il disco vi piacerà, ne più né meno di quanto vi erano piaciute le prove precedenti. E in questo calderone, senza un filo temporale che scandisca fasi diverse, “Hallucinating Love” ci sguazza benissimo. 

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