Wilco – A Ghost Is Born
“A Ghost Is Born” è il disco dopo cui i Wilco non sono più cambiati, è il disco con cui hanno trovato la loro dimensione come band e come suono

“A Ghost is Born“: una versione da 9 vinili e un’altra da 4 CD, entrambe accompagnate da un libro che include fotografie inedite e una dettagliata storia delle registrazioni scritta da Bob Mehr, che ha seguito la genesi di questo disco direttamente dal Loft, lo studio personale dei Wilco.
Ecco la ristampa deluxe per i primi vent’anni del disco simbolo della band simbolo di un certo rock statunitense.
Album simbolo, perché? Principalmente per due motivi. Il primo è che è il disco dopo cui i Wilco non sono più cambiati, è il disco con cui hanno trovato la loro dimensione come band e come suono. Il secondo motivo, invece, riguarda la genesi e la gestazione dell’album in sé. Dopo il successo, quasi inaspettato, di “Yankee Hotel Foxtrot” uscito due anni prima (2002) la band si ritrova cambiata e spossata. Cambiano alcuni componenti, entrano in pianta stabile alcuni strumenti nuovi come le tastiere e poi, soprattutto, c’è la dipendenza da oppioidi di Tweedy. Ci sono la sua depressione, la sua tristezza, la sua lontananza ed il suo distaccamento dalla realtà. Riusciva a sentirsi vivo e concentrato solamente durante la composizione dei brani, eppure, contemporaneamente, si sentiva lontanissimo e scostante. Un paradosso, specie se si ascolta l’album, specie se si percepisce la compattezza del suono di questo disco. La sicurezza della musica, dei brani. Un album rotondo e spigoloso allo stesso tempo. Tuttavia, perfetto, pulito.
Tweedy scriveva ciò che provava, cercava di esorcizzare i propri demoni con la paura che quei brani potessero risultare distanti anni luce da lui, specie in un ipotetico futuro. Invece no, col passare del tempo si è come reso conto di quanto quelle parole e quei versi fossero tutto ciò che lui, al tempo, avrebbe voluto essere o diventare. Mise in musica quella parte di sé che avrebbe voluto preservare e mantenere per sempre. L’ha capito dopo, con lo scorrere del tempo.

E allora, vent’anni dopo, non c’è modo migliore di ricordare quell’album e quel periodo con una mega ristampa completa di outtake, demo varie e sessioni di workshop della band, fundamentals. Inoltre, è inclusa la registrazione del concerto del 2004 al Wang’s Center di Boston. La chicca, però, è l’inedita versione alternativa di Handshake Drugs, registrata a New York nel novembre 2003.
Ora, sulla bellezza di “A Ghost is Born” potremmo rimanere qui a disquisire per pagine e per ore, potremmo, anzi potrei, parlare del perché Hell is Chrome sia un capolavoro nel capolavoro (quell’assolo di chitarra mi porta alle lacrime ogni volta che l’ascolto); oppure dei quindici minuti di Less Than You Think, dei suoi tre minuti di brano e dei dodici di rumore bianco (quello che sentiva Tweedy perso tra i suoi problemi) che anticipano quella perla che è The Late Greats: la perfetta chiusura di un viaggio, di un cerchio, di una meraviglia.
Proprio oggi parlavo di fragilità, di quelle cose che hai paura di toccare perché sapresti si romperebbero e non ci si può permettere di romperle. Questo mio discorso si riferiva ad un altro brano, ma ora, parlando dei Wilco e di questo loro disco arrivato in un momento complicato e difficile delle loro vite come uomini e come band, beh, sì, trovo che calzi a pennello. Erano anime fragili, erano vulnerabili. Bastava un piccolissimo cortocircuito ed oggi non avremmo avuto la possibilità di adorare ed amare la loro musica.
Ogni tanto, però, le cose vanno come devono andare e siamo qui. Vent’anni dopo. Che fortuna.
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