Unknown Mortal Orchestra – IC-02 Bogotà
Recensione del disco “IC-02 Bogotà” (Jagjaguwar, 2025) degli Unknown Mortal Orchestra. A cura di Imma I.
A due anni di distanza dall’uscita di “V” i neozelandesi UMO, Unknown Mortal Orchestra, tornano in scena nella discografia mondiale con il nuovo lavoro “IC-02 Bogotà”, un album strumentale, segnalato come indie ma che in realtà ha tanto anche di world music.
Questo è un disco interamente ispirato alla Madre Terra, difatti i suoni, principalmente tribali, percussivi, ricordano molto il respiro universale, il battito collettivo del nostro pianeta.
Anche i titoli delle canzoni ripercorrono la stessa attitudine parlandoci del cielo, della terra e del sottosuolo.
Le tracce sono otto ma alcune superano abbondantemente i cinque minuti di esecuzione, per arrivare ai quattordici di Underworld 6. Tamburi, chitarre, sintetizzatori, sassofoni, caratterizzano questo disco per niente scontato. La musica indie si intreccia con tracce etno funky, come Earth 2, ai loop dub di Earth 1, mentre non mancano note di colore dalle tinte nu jazz in Earth 3. Gli accordi ripetuti e battenti ci immergono in un ripetersi di suoni che diventa quasi un percorso meditativo verso una trance imminente. Una musica che funge da ayahuasca e che ne ricorda anche gli odori muschiati.
Per gli amanti del genere è un bel gioiellino da ascoltare in maniera contemplativa, gustando principalmente i ritmi prolungati e le atmosfere ambient. Per chi intende approcciare adesso alla loro musica, forse è meglio iniziare dalla precedente discografia, per chi non ama questo tipo di musica è meglio desistere e dedicarsi ad altro.
Tutto sommato è un buon lavoro di nicchia che fa un bel giro del mondo, non mancano neanche gli spaccati da colonna sonora di film poliziesco anni Settanta, con fusion marcate. Non un capolavoro, ma gradevole come sottofondo.




