Turnstile – Never Enough

Recensione del disco “Never Enough” (Roadrunner Records, 2025) dei Turnstile. A cura di Andrea Vecchio.

Esce, ancora una volta per Roadrunner, il nuovo album dei Turnstile

A memoria, non ricordo così tanto dibattito attorno ad una band che, negli anni, ha sempre dimostrato di sapersi evolvere e soprattutto di saper coniugare stile e orecchiabilità, accontentando sia i fan della prima ora che quelli che hanno iniziato a seguirli dopo la svolta pop di sei anni fa. Insomma, di schifezze ne abbiamo viste, serpeggiare nella cosiddetta scena hardcore americana degli ultimi vent’anni, e non mi sembra che i cinque di Baltimora si meritino, da parte di gente che ha sempre ascoltato tutt’altro, tutta questa acredine. Cosa diavolo vi aspettavate dopo “Time and Space” e soprattutto dopo l’ultimo “Glow On”, che ritornassero a suonare alla Rival Mob con annessa arrogant-jungle-attitude?

“Never Enough” è il naturale proseguimento di un percorso artistico che ha fatto sì che centinaia di migliaia di kids si si siano avvicinati all’hardcore in maniera più soft e graduale, a soprattutto indipendente. Abbattimento di barriere e pregiudizi, contestualizzazione dei diversi comportamenti da tenere ad un concerto rock, atmosfere catchy e zero scontri, persino un logo nuovo che funziona anche da puntatore del mouse se si naviga il loro sito ufficiale. Può non interessare, questa roba qui, ma le critiche mi sembrano davvero esagerate.  

Loro, ok, non aiutano. Lo ammetto. Capisco che la lunghissima Look Out for Me non rientri nei canoni ai quali siamo abituati quando parliamo di “-core”. Capisco che il singolo di lancio Never Enough ricalchi (pure troppo) il precedente cavallo di battaglia Mystery. Capisco anche che sia cambiato il pubblico e che siamo lontani ormai anni luce dal two step e i salti mortali. Ma ormai il punk hardcore è questo.  Parliamoci chiaramente: i Turnstile, se si parla di full-length, hanno praticamente solo scritto album pop. Se si esclude “Nonstop Feeling” (il mio preferito), infatti, il cambiamento risulta già evidentissimo già da quasi otto anni. Se ci si meraviglia ora, siamo fuori tempo massimo e, soprattutto, dimostriamo poca conoscenza musicale. 

Se poi vogliamo parlare di apprezzabilità, “Never Enough” è un disco molto intrigante, scritto con una rimarcata intensità e un’attenzione che ha pochi eguali in questo periodo. Molto sincero e molto sentito, senza fretta o paura di piacere o meno. 

Ci troviamo ad ascoltare un lavoro che comunque, nonostante gli anni passati, dà un non so che di slancio. Sarà l’aspettativa, sarà perché si è parlato tanto, dei Turnstile, negli ultimi tempi. Delle loro passerelle, dei loro cambi di formazione, del prezzo dei biglietti. 

Però in questo lavoro non c’è molta sperimentazione e anzi, “Never Enough” sembra davvero (forse anche troppo) un b-side di “Glow On”. Forse i brani più originali sono, in tutto il disco, Dreaming e soprattutto Magic Man, brano anti-boomer per eccellenza. Se poi ascoltiamo attentamente Sunshower, infine, veniamo catapultati in una realtà skate punk che nemmeno i Ten Foot Pole. 

Il nuovo dei Turnstile è un disco più che promosso, anche se non commovente come gli altri. Me ne farò una ragione.

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