The Young Gods – Appear Disappear
Recensione del disco “Appear Disappear” (Two Gentlemen, 2025) dei The Young Gods. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
The Young Gods, piccolo culto. Amati dal Duca Bianco, al lavoro per anni e anni con Roli Mosimann (ex-Swans, non a caso), addirittura approdati alla Ipecac Recordings di Patton. Piccolo culto, dicevo, ma influenza strisciante nelle fila di quell’industrial rock che, via via, è andato arenandosi (i Ministry sono l’esempio lampante, ché se arrivi a rimettere mano alla tua roba vecchia che tanto odiavi, nel 2025, vuol dire che le idee sono finite e non da quest’anno).
Secondo disco dal loro “ritorno” dopo nove anni di silenzio interrotto da “Data Mirage Tangram”, e con in valigia la voglia di sgretolare muri. Dopo quell’album, dice il fondatore Franz Treichler, The Young Gods aveva bisogno di qualcosa di più ruvido, più diretto, più duro. Viviamo in un mondo senza senso, che annega nei conflitti, impazzito, in cui non si sa dove stare, incastrati in un cloud che scoppia di informazioni e che ci impedisce di ricordare.
Un album resistente. Parola chiave. Di amore e rivoluzione ha bisogno The Young Gods, anche se i suoi componenti hanno superato la sessantina, che importa? Hey amour è il manifesto, amore che accompagna a vita, “la révolution”, ripete Treichler, pezzo bowieiano, quello di “Outside” e di “Earthling”, sinuoso, serpeggia e morde, pulsa sintetico, sfonda. Sfonda anche la title track, drumming possente, strangolante, velocità e chitarre che fulminano. Riprende il massacro, più aperto Blue Me Away, dal ritornello wave che scintilla. Blackwater, col basso che gira come un drone, e gli altri attorno a crescere ed esplodere per tornare sott’acqua, synth che punteggiano. Trip hop sporco, Intertidal, futurismo muscolare, psicosi ipnagogica. Shine That Drone, spinta noise rock, cuore industriale che pompa che benzina nelle vene. Glitch, sample, disfacimento elettronico, Tu en ami du temps, crescendo e poi pedal to the metal, sei corde che gridano. Come tutto grida, senza farlo, in “Appear Disappear”.
The Young Gods. Piccolo culto. Ancora molto da dire.




