Cypress Hill & London Symphony Orchestra – Black Sunday Live at the Royal Albert Hall

Recensione del disco “Black Sunday Live at the Royal Albert Hall ” (Cypress Hill Musik / Mercury Studios Limited, 2025) dei Cypress Hill con la London Symphony Orchestra. A cura di Tommaso Mosole.

Non può dirsi più pura fantasia il cameo della serie animata “The Simpsons” che in tempi non sospetti ha inscenato la bizzarra collaborazione tra Cypress Hill e London Symphony Orchestra, diventata lo scorso anno realtà. Il 10 luglio 2024, in una delle sale concerto più prestigiose al mondo, niente che meno che Royal Alber Hall, i Cypress Hill hanno portato l’hip hop vecchio stampo, reinterpretando il loro celebre album “Black Sunday” in chiave orchestrale. A dirigere LSO al completo è stato Troy Miller, direttore d’orchestra ma anche produttore di successi internazionali, collaborando con artisti di fama globale come Diana Ross, Calvin Harris, Rag’n’Bone Man. D’altronde, per dirigere un esperimento simile come quello di “Black Sunday Live at the Royal Albert Hall” ci vuole quel bagaglio di esperienza non troppo settoriale, e Troy Miller ha dimostrato di avere le giuste caratteristiche per farlo. 

Stando alla critica, i Cypress Hill si fanno trovare pronti, coinvolgendo a dovere migliaia di fan accorsi nel quartiere di South Kensington per partecipare a questo evento unico. Pubblico che ha potuto assistere alla reinterpretazione di brani iconici come Insane in the Brain, How I Could Just Kill a Man, Rock Superstar e Hits From the Bong. Trattandosi un live album, oltre alla versione audio dello show è presente anche il formato video, per chi voglia godersi l’esperienza in maniera più fedele. Ovviamente, quello che andato in scena nella storica sala concerto londinese è stato un esperimento a tutti gli effetti, che se come detto ha riscosso il successo della critica, potrebbe non essere stato accolto con lo stesso entusiasmo da puristi dei generi coinvolti.

II connubio tra Cypress Hill e LSO non risulta infatti del tutto privo di imperfezioni, ma non deve essere stato per nulla semplice portare su un palco due mondi musicali storicamente molto distanti tra di loro. Resta il fatto che, al netto di qualche inevitabile sbavatura, questa operazione artistica ha il pregio di riportare al centro l’idea di performance come momento di sperimentazione. La contaminazione tra linguaggi così distanti resta un terreno complesso, non sempre perfettamente bilanciato, ma in questo caso è stato affrontato con una certa cura. Ben venga se in futuro ci saranno proposte altrettanto ambiziose. 

“Black Sunday Live at the Royal Albert Hall” merita sicuramente un minimo di attenzione, perché si tratta di un progetto audace, un live show che ha saputo coinvolgere la critica e gli appassionati, questi ultimi probabilmente carichi di quell’effetto nostalgia che la musica spesso sa evocare.

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