Richard Ashcroft – Lovin’ You
Recensione del disco “Lovin’ You” (Virgin Music Group, 2025) di Richard Ashcroft. A cura di Angela Denise Laudato.
Gli anni del liceo, per me, hanno il suono delle canzoni – tra le tante – di Richard Ashcroft e della sua band, The Verve. Pezzi come Bitter Sweet Symphony, Love is Noise, Break the Night With Colour, Lucky Man – giusto per citarne qualcuno – erano racchiusi in un minuscolo lettore Mp3 (chi lo ricorda?), compagno di infinite traversate in autobus. Le mie aspettative, dunque, per il nuovo disco di Ashcroft non possono che essere altissime!
Sette anni dopo “Natural Rebel”, il nuovo album in studio di Richard Ashcroft – impegnato come special guest degli Oasis in tutte le date UK del tour – è a tutti gli effetti una lunga lettera di amore, coraggio e resistenza, “Lovin’ You”. Prodotto dallo stesso Ashcroft con Emre Ramazanoglu e Chris Potter (ad eccezione del singolo I’m A Rebel, frutto di una collaborazione con Mirwais, celebre per la sua collaborazione con Madonna), l’album si presenta come un perfetto distillato del classico stile del cantautore di Wigan, tra ballate acustiche, archi, indie rock, soul, accenni di beats elettronici.
Il disco si apre con Lover, brano pubblicato a maggio, basato interamente su un campionamento di un vecchio classico di Joan Armatrading, Love And Affection, – il quale ha elogiato l’arrangiamento di Ashcroft affermando: “I love how he’s used my song and I love his song” – tale pratica non è nuova all’ex Verve, infatti, per il brano Bitter Sweet Symphony, fu sviluppato un arrangiamento orchestrale di The Last Time dei Rolling Stones. Il brano risuona immediatamente familiare, come fosse senza tempo, seppur a suo modo solenne. Un tributo al passato ma con lo sguardo rivolto al presente: “Glass ceilings are shattered again / And I’m like lover, I was feelin’ low, nowhere to go / And you bring me hope now, lover / And I was insecure, I was on the floor, and you lit that fire”.
Segue la ballad Out Of These Blues e il ritmo rallenta, virando verso sfumatura blues e tessiture intime di voce, che nel ritornello assume toni quasi gospel, come fosse alla costante ricerca di redenzione: “And I wanna know you / Can you feel it too? / Don’t wanna control you / Do you feel the same way too? / I wanna hold you / Can you feel it too? / Don’t wanna control you”. Heavy News sembra una malinconica pellicola cinematografica che ti passa davanti agli occhi, accompagnata da una sapiente stratificazione di archi e strumentazione e dalla voce rauca e struggente di Ashcroft. Il risultato è qualcosa di intimo e allo stesso tempo universale.

Oh L’amour si presenta con un groove incalzante e versi struggenti e vulnerabili: “We were humans / Trying to find our way / Hold me, love me / Show me the words to say”. I toni, invece, cambiano nuovamente con I’m A Rebel, brano provocatorio, spavaldo, sfacciato. Ashcroft non canta la ribellione, la incarna tra chitarre e sintetizzatori scintillanti. E come un altro giro di giostra, il ritmo cambia ancora una volta, facendosi più intimo e meditativo in Find Another Reason. Quasi sei minuti di pura emotività, toccante. Sincera. Senza ombra di dubbio, il momento più alto dell’intero album: “And in time / You might find another reason / Find another reason to live / I’m on your side / So let’s find another reason / Find another reason to live”.
La title track è il cuore pulsante del disco. Il brano campiona l’iconico riff di chitarra di Classical Gas di Mason Williams, sconfinando in territori decisamente hip hop e orchestrali. Un groove lento ed ondeggiante si miscela alla voce ruvida: “The higher I go, the less I know / The deeper I get, there’s no regrets / The mysteries, they all unfold / All my pain, I just let it go”. Live With Hope ha i tratti di un inno. Il ritmo è perentorio, risuona come un mantra, un promemoria, un’esortazione alla perseveranza di fronte al caos. Spirituale e edificante, preghiera e protesta.
In chiusura troviamo Crimson Fire con una batteria ipnotica capace di creare un vero e proprio paesaggio sonoro e Fly To The Sun, poco più di tre minuti per un’ultima scintillante esplosione di luce. Strati su strati di suono e poi cala il sipario.Spavalderia e sincerità. Fuoco e grazia. Richard Ashcroft in “Lovin’ You” si conferma la voce più spirituale del Britpop, l’anima inquieta degli “Urban Hymns”, il poeta che non ha mai smesso di inseguire la trascendenza nella quotidianità.
Passano gli anni, ma la voce di Ashcroft, sebbene decisamente più matura, mantiene la sua forza evangelica, capace di creare, ancora una volta, catarsi in musica.




