Teho Teardo – Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives
Recensione del disco “Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives” (Specula Records, 2025) di Teho Teardo. A cura di Sara Fontana.
La vostra idea è quella di sentire Twin Peaks suonato da un’altra persona, pur mantenendo esattamente ciò che era? Andate oltre. Se invece volete farvi trasportare in una nuova dimensione, fatta di suggestioni totalmente differenti, ma ancora tenendo a cuore e per mano ciò che Angelo Badalamenti – e David Lynch – ci hanno lasciato, allora smettete di fare tutto e ascoltate che cosa ci vogliono raccontare i ricordi e le emozioni.
Eccomi qui, ancora una volta a parlare di ciò che rimane post Lynch, anche se in questo caso andrò oltre, perché vi racconto “Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives“, dove gli infinitives, come ci viene riportato “sono verbi all’infinito da poter declinare per affrontare il momento complesso che stiamo vivendo. Sono frammenti melodici presenti nelle composizioni di Barbara Strozzi, Henry Purcell, J.S. Bach, Angelo Badalamenti, arrivati fin qui perché viaggiano nell’aria, come canti di uccelli registrati la notte, nei boschi.”
Il disco nasce proprio nei boschi, tra Italia e Slovenia, trasportato dai canti degli uccelli e dalle suggestioni sonore del luogo che Teho Teardo ama registrare e incorporare nelle sue composizioni. Questi suoni, misti al buio boschivo, a un certo punto gli hanno portato un messaggio indecifrato. Ed è qui che nasce, tra innamoramento del mistero e ascolto della natura, l’idea di creare e comunicare il proprio sentire. Non solo il desiderio di condividerlo con gli ascoltatori, ma anche con altri musicisti ed artisti: infatti, in questo lavoro troviamo molte collaborazioni e pure guest. In particolare Stefano Bollani presente per buona parte dell’ album, poi Abel Ferrara, Susanna Buffa, David Coulter, Keeley Forsyth e Vito Bondanese.
Le suggestioni di Teho Teardo arrivano eccome, colpendo vari stati d’animo. Comunicando tra artisti vivi e morti, l’importanza del Bosco si fa presenza narrante in ogni gesto racchiuso dentro “Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives“. La sua voce è traghettata da accordi che, come nella struttura di Badalamenti, creano variazioni sospese, malinconiche, da sogno inquieto per una sensazione che si ripete in tutte le tracce, con più o meno potenza. A volte sussurra, altre indica apertamente la strada.
Questo è un album popolato da fantasmi ed energie, immerso nel nero profondo: l’oscurità che accoglie e nasconde tutto. Non solo c’è la percezione meditativa di David Lynch, più e più volte esposta nel suo operato artistico, ma Teho Teardo ci comunica il tutto anche con una forza Herzogiana: la Natura è sopra a tutto, mentre l’Uomo è piccolo, di passaggio in questa narrazione, perso in una sopraffazione che è sì amore, ma anche paura di essere quella stessa natura che lo circonda e che lo porta a porsi domande esistenziali. Domande sempre più pressanti, di questi tempi, in cui potremmo andare tutti ad esplorare quell’angolo di mondo che ci racconta una storia, ma preferiamo correre, come Woyzeck, presi dall’ansia soffocante, dal sentirci così inutili da voler essere immortali e ricordati dimenticandoci, però, di vivere.
Bisogna essere sinceri, al di là di quanto possa amare o meno gli artisti in questione. Questa operazione attuata da Teho Teardo è da considerarsi sacra ma aveva il potenziale di scivolare nel sacrilego, e invece no. Ci vuole coraggio per affrontare certe sfide ma questa non era una battaglia. Era bisogno di continuare a portare un segnale di sentirsi parte, rapito ed innamorato di ciò che stava accadendo per poi trasmetterlo ad altri.
Direi che la missione è riuscita.
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