Zach Hill & Lucas Abela – Bag of Max Bag of Cass
Recensione del disco “Bag of Max Bag of Cass” (Warp, 2025) di Zach Hill e Lucas Abela. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Zach Hill che, ogni tanto, torna, facendoci parecchio piacere (con Death Grips là, sospesi, in attesa di farci capire se e quando, e gli Hella ormai ciao, figurarsi i Team Sleep). Questa volta con Lucas Abela, compositore del disastro, dicasi harsh noise o come volete chiamare il macello che passa attraverso macchine e cavi.
Una storia come tante: quindi anni or sono si incontrano a Sidney, Hill era lì in tour con i Boredoms (che dire…), dietro al drumkit assieme a Hisham Bharoocha, Abela li incontra, chiede se vogliono massacrare il palco assieme, detto fatto. L’australiano chiederà di suonare a Sacramento e lo statunitense se lo porterà in studio mentre con MC Ride stava registrando “Year of the Snitch”. Et voilà.
Rieccoli qua, nel 2015, né a Sacto né a Sidney, ma su un pianeta tutto loro, fissato su supporto, prendendo il nome di “Bag of Max Bag of Cass”, garantisce Warp. Due giorni di improvvisazione, registrazioni, kit elettronico e modulari processati, connessi e riconnessi. Trasfigurare il suono, cosa non da poco, nemmanco nell’era digitale. Farne un campo di battaglia sonica, mica niente. Il delirante sussiego di non-suoni, tuoni analogici, ritmiche infette, migrazioni sensoriali e devasto, se messo in cuffia crea problemi all’impianto uditivo, tanto da creare impossibilità di equilibrio. Batterie (tra)sfigurate, bleepperia assortita, demolizioni blast beat, breakcore sanguinolenta, jungle alienante, destabilizzazioni quasi gabber, di certo impossibili, da non riprodurre a un rave per non causare crisi epilettiche. Sospensioni di rumore, solo rumore, ancora rumore, senza pause né vuoti. Synth raggelanti. Caos imperante. Annientamento sensoriale.
Una roba a dir poco infernale. For fans del male only. Male acustico, fisico. Cose grame. Che a noi piacciono perché bene non stiamo.
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