Lasciamo liberi i cavalli – “Horses” di Patti Smith compie 50 anni

“Horses” è uno di quei dischi che devi assimilare e far circolare nelle vene. Non puoi amare il rock se non ami “Horses” e Patti Smith.

È il 14 Dicembre del 2017, Casertavecchia ha un aspetto magico, avvolta dall’aria natalizia e da una leggera nebbia che invade le stradine. Nel Duomo del Borgo Medievale si sta tenendo uno dei concerti più suggestivi al quale abbia mai assistito. La Sacerdotessa del Rock, Patti Smith, sta ammaliando il pubblico, assorto in un’atmosfera lisergica, con le sue canzoni, le poesie di Blake e le parole di John Lennon. Per me è la chiusura di un cerchio che è iniziato ben cinquant’anni fa, quando venne pubblicato “Horses”.

Probabilmente uno dei dischi di esordio più dirompente, fuori dagli schemi e necessari della seconda metà degli anni settanta.
Un disco punk ma senza esserlo, non una sequenza di accordi con parole di rigetto verso lo stato sociale, ma versi poetici, intrisi di introspezione e spiritualità. Ricerca dentro sé stessi e in relazione con gli altri. “Horses” è uno di quei dischi che devi assimilare e far circolare nelle vene. Non puoi amare il rock se non ami “Horses” e Patti Smith.

Il disco nasce dal confluire il desiderio e il bisogno di rilanciare l’essenza del rock orfano di molti nomi passati a miglior vita: la Smith dichiarerà, in concomitanza dell’uscita:

Eravamo tutti rovinati perché quelle persone sono morte…Dovevamo tutti rimetterci in sesto. Per me, è per questo che il nostro disco si chiama ‘Horses‘. Abbiamo dovuto tirare le redini per ricaricarci…Ci siamo rimessi insieme. È ora di lasciare di nuovo liberi i cavalli. Siamo pronti a ricominciare a muoverci.

Los Angeles Times, 25/11/1975
patti smith horses ristampa
(c) Robert Mapplethorpe

Si parte subito con una delle canzoni più iconiche, quella Gloria dei Them di Van Morrison del 1964. Registrata e impreziosita dalle parole del poema di Patti , “Oath” che rende il brano impetuoso fino a trasformarlo un inno urlato dai fan durante i concerti. Redondo Beach gioca sulle allusioni lesbiche di due donne, così come spesso dichiarato durante i concerti, anche se il tema principale è il racconto dell’annegamento di una donna.
L’ispirazione nasce da un forte litigio con sua sorella e al fatto che quest’ultima non fece avere notizie di sé per un’intera giornata. Free Money è un viaggio nel tempo e nelle condizioni di povertà in cui versava la sua famiglia. Elegie è una dedica a Jimi Hendrix e Break It Up rappresenta un tributo visionario a Jim Morrison. Kimberly è ancora un viaggio nel tempo all’interno dei suoi affetti familiari. Ma sono davvero tanti gli intrecci che la cantante del Jersey ha tirato in ballo per questo lavoro.

I testi visionari di Patti toccano tutti i temi a lei cari, come la sua infanzia e la sua famiglia, ma trovano ispirazione anche in personaggi della letteratura, in pensieri liberi come quello Beat o del poeta Rimbaud. La Smith è un’esplosione di cultura, idee e pensiero libero ereditato da altre donne come Joan Baez e Janis Joplin.

Patti Smith è la linea di confine tra due epoche del rock americano, e come lei stessa ha dichiarato: “Stavo consapevolmente cercando di fare un disco che non facesse sentire sole un certo tipo di persone. Persone che erano come me, diverse…Non stavo prendendo di mira il mondo intero.  Non stavo cercando di fare un disco di successo.

L’improvvisazione, la rudezza del disco e il suo minimalismo non sono casuali, ma il risultato di un’idea ben precisa che si concretizza proprio nella foto di copertina ad opera del suo amico e fotografo Robert Mapplethorpe. La foto in bianco e nero di Patti, in posa androgina, verrà considerata una delle foto più belle scattate ad una donna. Una donna che ti guarda senza giudicare e, soprattutto, senza temere il giudizio di nessuno, una donna che fa quello che vuole, perché libera. Un pensiero che a cinquant’anni di distanza sembra ancora difficile da accettare per una buona parte di maschi alfa pieni di testosterone tagliato male e sindrome di abbandono materno.

In ultimo posso solo aggiungere che, se ci sono state tante artiste che hanno realizzato qualcosa, lottato e scritto tanta buona musica, è proprio grazie a questo disco che ha finalmente sdoganato il rock come “cosa” soltanto per maschi. 

Quindi viva Patti Smith e viva “Horses”.

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