Vanessa Wagner – Philip Glass: The Complete Piano Etudes
Recensione del disco “Philip Glass: The Complete Piano Etudes” (Infiné Music, 2025) di Vanessa Wagner. A cura di Sergio Bedessi.
A torto si tende a non valutare come una forma di arte a tutti gli effetti l’esecuzione di pezzi che sono altrui.
Mentre è universalmente riconosciuto che il compositore è sicuramente un artista, l’esecutore, quando non è lo stesso compositore, appare essere una figura di rilievo secondario, tanto più se lo spazio interpretativo si riduce, cosa che accade con pezzi musicali che, pur moderni, sono più vicini alla tradizione della musica cosiddetta classica che alla musica moderna.
Non è così, e l’album da poco uscito “Philip Glass: The Complete Piano Etudes”di Vanessa Wagner (per InFiné Music) lo dimostra. Si tratta di venti studi per pianoforte composti da Philip Glass fra il 1991 e il 2012, suddivisi in due libri e la cui prima registrazione completa, dopo quella parziale dello stesso Glass del 2003, risale al 2014, per dare poi il via a numerose esecuzioni e registrazioni da parte di altri pianisti.
Mentre gli studi dal No. 1 al No. 10 sono un’esplorazione di tempi, tessiture e tecniche pianistiche, utilizzati inizialmente dallo stesso Glass per migliorare la propria tecnica, gli studi dal No. 11 al No. 20 rappresentano un’evoluzione nel progetto compositivo di Glass, essenzialmente sotto il profilo delle variazioni emotive, delle esplorazioni timbriche, delle dinamiche, ma anche dei passaggi virtuosistici. Indubbiamente negli Etudes si percepiscono, a più riprese, influenze provenienti da altri lavori dello stesso Glass, come per esempio la colonna sonora del film “The Illusionist”. Gli Etudes sono stati utilizzati come base per varie produzioni artistiche, tra cui anche spettacoli di danza e installazioni di videoarte, oltre che essere stati eseguiti nel corso del tempo da vari pianisti, fino all’attuale esecuzione di Vanessa Wagner.
Artista emblematica e conosciutissima, Vanessa Wagner è una figura importante della scena musicale francese; vincitrice del premio Victoire de la musique, dirige i festival di Chambord e di Giverny e compositori moderni, come Pascal Dusapin e François Meimoun, le hanno dedicato varie opere. Le sue interpretazioni di Mozart, Debussy e Čajkovskij sono apprezzate tanto quanto le sue collaborazioni con artisti musicali come Murcof (Fernando Corona) e Rone, ma anche con artisti visivi come Quayola. Grazie a un approccio innovativo e talvolta audace, Vanessa Wagner risulta essere una delle voci più influenti del panorama classico contemporaneo, con la capacità di superare i confini fra i generi musicali, tracciando stimolanti percorsi interpretativi, esplorando nuovi repertori con particolare riferimento ai compositori minimalisti.
Tornando all’ultimo suo lavoro, con riferimento al quale la stessa pianista ha dichiarato che la musica di Philip Glass aveva rimodellato la sua identità di musicista, la sua decisione di registrare gli Etudes contribuisce a inserire gli stessi a pieno titolo in quel percorso che partendo da Liszt e Chopin arriva fino alla letteratura pianistica più moderna, come quella di Ligeti. Considerando che gli “Etudes for Piano” hanno attratto nel tempo vari pianisti di calibro internazionale fra cui Maki Namekawa, Anton Batagov, Jeroen van Veen, Jenny Lin, Vicky Chow, Simone Sgarbanti e altri ancora, si può ben dire che l’interpretazione di Vanessa Wagner è nettamente distinta dalle precedenti per vari motivi.
Riferendosi, per esempio, alle esecuzioni di Maki Namekawa e di Anton Batagov, quella della Wagner possiede un lirismo e un respiro poetico sicuramente maggiore, così come un’esecuzione con un fraseggio più fluido, nel quale si percepisce come l’artista privilegi il flusso emotivo rispetto alla rigidità metronomica, focalizzandosi sulla linea melodica e sulle armonie sottili, rivelando così le ombre e le modulazioni emotive che lo stesso Glass aveva inserito nella partitura. Per sincerarsene basta ascoltare lo Etude No. 5 e metterlo a raffronto con altre esecuzioni, come appunto quella della pianista giapponese Maki Namekawa o con quella di Emili Earhart o ancora di Vikingur Ólafsson,per comprendere come l’esecuzione della Wagner, oltre a essere più lenta, è anche più riflessiva e ha un approccio più intimo e personale.
In sintesi Vanessa Wagner interpreta gli Etudes con la sensibilità di una pianista classica che si immerge nel contemporaneo, facendo risaltare le emozioni soggiacenti alla struttura dei pezzi, con un approccio lirico e di alta sensibilità, fornendo così un’interpretazione raffinata che bilancia magistralmente il rigore tecnico con la poesia e che riesce a far apprezzare questi magnifici pezzi anche a chi non è un patito del minimalismo.
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