White Lies – Night Light
Recensione del disco “Night Light” ([PIAS], 2025) dei White Lies. A cura di Matteo Baldi.
Ce li ricordiamo tutti i White Lies, quando alla fine degli anni Zero riuscirono a catturare l’attenzione di tutti con quell’incredibile singolo che era To Lose My Life, un pezzo energico con una piacevole velatura dark e una semplicità disarmante che lo rendeva estremamente efficace all’ascolto e che infatti ha avuto un successo grandioso. In un’era dominata da band come Strokes, Arctic Monkeys e Libertines, i nostri riuscirono ad imporsi come qualcosa di nuovo, fondendo elementi di band storiche, come i Talking Heads e i Joy Division, con una spolverata di Oasis, e posizionandosi nella scena a metà tra gli Interpol e i Franz Ferdinand, mettendo in comunione l’aura misteriosa dei primi e la ballabilità dei secondi.
L’evoluzione estremamente interessante dei White Lies li ha portati a perdere le tematiche iniziali, poetiche, molto oscure e inquietanti, a dispetto di una musica più orecchiabile, e li ha condotti verso le direzioni più inaspettate, arrivando anche al limite dell’ironico con “Big TV“, album pubblicato nel 2013. Non è comunque mai mancata la sperimentazione nella carriera dei White Lies: particolarmente riuscita, infatti, è la deriva in un territorio synth eighties con l’album “Friends”. Tuttavia, il terzetto ha più volte dimostrato di saper reinventare e modificare la propria estetica senza mai perdere quell’innegabile talento nel trovare sempre quella soluzione musicale che si pianta in testa e non esce più, nemmeno a martellate.
Arriviamo a questo ultimo lavoro, “Night Light”, edito da [PIAS]: è una riconferma e una rielaborazione di tutto quello che la band ha proposto negli ultimi anni nel quale si distinguono molte delle esperienze fatte in passato e, pur non apportando nulla di significativamente nuovo, è la dimostrazione che la vena compositiva della band è ancora lontana dall’esaurirsi. Lo stile è in generale spensierato, a tratti trionfale e a tratti introspettivo, non ci sono influenze oscure, è un disco tutto sommato positivo con una carica emotiva importante. Le canzoni scorrono in maniera coerente e fluida, si sente chiaramente che è una band consolidata e affiatata, gli arrangiamenti sono curatissimi e le composizioni non lasciano spazio a momenti deboli o incerti.
I White Lies non si sono mai traditi, e anche in questo lavoro l’incedere danzereccio dei pezzi e la musicalità delle linee vocali rende il disco altamente godibile e forse più vicino alle loro prime produzioni. Un ritorno alle origini, quindi, ma con un approccio più maturo, anche più risolto, sicuramente oltre alla musica sono cresciuti anche i componenti della band, e il loro vissuto si traspone inevitabilmente nei brani. Non ci sono più quelle paranoie e quelle inquietudini proprie del primo disco, ma è rimasta una grande attitudine rock e una capacità rara di scendere in una emotività profonda e intima. Non possiamo essere che contenti che Harry McVeigh e compagni se la passino bene, e speriamo che possano continuare a sfornare ottima musica ancora per molti anni a venire.
Post Simili
Consigliati dall'AI di Impatto Sonoro




