Sorry – COSPLAY

Recensione del disco “COSPLAY” (Domino, 2025) dei Sorry. A cura di Joaldo N’kombo.

I Sorry rappresentano la classica band di cui si parla sempre troppo poco quando, in verità, sono sempre stati all’interno del giro delle realtà musicali inglesi che, da qualche anno a questa parte, stanno scrivendo una nuova pagina di storia della musica. La questione è che nel momento in cui si pensa alla South London del Windmill, degli Shame, di King Krule, dei BNCR o dei – ormai probabilmente defunti – black midi, ci si dimentica colpevolmente di aggiungere al calderone la formazione di Asha Lorenz e Louis O’Bryen. È come se esistessero in un mondo tutto loro. Ciò lo si percepisce anche ascoltando la loro musica: alt-rock distorto, imprevedibile, che si contraddistingue per questa tensione tra sottobosco malizioso e desiderio romantico, sia nelle sonorità che nelle liriche.

925” è stato un debutto – se non si contano le varie demo – di una personalità incredibile, dove Londra si materializza nella sua vena underground, giovanile, confusionaria e scalmanata, con uno spleen malinconico caratteristico anche di “Anywhere But Here”, un buon secondo album che, però, annacqua la sporcizia su cui questa band navigava così bene nel progetto precedente. 

Con “COSPLAY” (Domino) il gruppo riesce invece a trovare l’equilibrio perfetto. I Sorry prendono le cose migliori dei due precedenti album e le uniscono, creando un LP che è, molto probabilmente, la cosa migliore che la band abbia mai rilasciato. I suoni di “925” vengono recuperati tramite un’attitudine che torna a essere sporca e fosca; non viene raggiunto lo stesso grado di ruvidità eppure, quello di “COSPLAY“, è un sound che riesce a essere figurativo allo stesso modo. Di “Anywhere But Here” ritornano invece le soluzioni più pop che vengono miscelate all’impianto propriamente rock e distorto della band, tipiche del mood underground del loro debutto. Il risultato è un remix, una sintesi che parte da forme eterogenee per giungere a una sorta di caos controllato.

Fin da subito si entra a contatto con la nenia in crescendo di Echoes, la più punk Jetplane e la spettrale Love Posture, brani diversi tra di loro ma che risultano complementari gli uni con gli altri. Ci sono poi canzoni dolcissime come Antelope o Magic – una delle highlight indiscusse dell’album – su cui la voce di Lorenz si muove con tenerezza virando agevolmente, nella seconda, verso una sorta di gravitas drammatica. Invece tracce come Into The Dark e JIVE confermano poi quanto questa band riesca ad essere creativa, intessendo sonorità stimolanti la cui direzione è difficile da predire.

Se il rischio è quello di muoversi senza trovare un punto d’arrivo ben preciso, esprimendo un’identità specchio di buoni propositi riusciti a metà, non è questo il caso di “COSPLAY”. A splendere sono anche i testi, che restituiscono una poeticità contemporanea che riesce a rendere l’ascolto dei brani ancora più immersivo e suggestivo.

I Sorry tornano con quello che sicuramente si può già considerare un pezzo particolarmente pregiato della loro discografia: “COSPLAY” è oscuro, seducente, ma anche fragile, di un romanticismo disperato; è schietto e complesso, diretto ma mai banale. Insomma, un album da ascoltare.

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