Antinoë – The Fold
Recensione del disco “The Fold” (Dark Essence Records, 2025) di Antinoë. A cura di Sergio Bedessi.
Un album oscillante fra reminiscenze gotiche e influssi spagnoli, denso di emozioni, la cui musicalità è affidata essenzialmente al pianoforte e alla voce, “The Fold”, secondo album di Antinoë (Teresa Marraco), è uscito il 20 novembre 2025 per Dark Essence Records.
Dopo il precedente “Whispers From The Dark Past”, sicuramente più cupo e forse leggermente scontato in alcuni pezzi troppo da colonna sonora di film fantasy, “The Fold” segna un deciso passo avanti per questa interessante musicista. Rilevabile già al primo ascolto l’unitarietà dell’intero lavoro: i vari pezzi, pur diversi e ognuno preposto alla trasmissione di specifiche emozioni, risultano omogenei andando a costituire un insieme di rara eleganza musicale.
Un album immersivo, denso di armonie particolari, con un frequente ricorso a modulazioni di un semitono, interessante espediente tecnico già presente in alcuni pezzi del precedente album, come in “En Vind Av Sorg” (un vento di tristezza, in norvegese), e che conferiscono alle melodie un andamento veramente particolare, sicuramente adeguato al messaggio che Antinoë vuole trasmettere: scoprire la malinconica bellezza che esiste anche nei momenti più tristi. Si, perché l’intero lavoro alla fine è un viaggio concettuale sull’accettazione della morte; come indica lo stesso titolo, l’album descrive il ripiegamento interiore nell’affrontare una alla volta le fasi del lutto, passando dal percorso personale a temi universali. I testi sono scritti talvolta in inglese, talvolta in norvegese, come già nel precedente album che era una rivisitazione acustica di brani del black metal norvegese, ma questa volta si aggiunge lo spagnolo.
Arrangiamenti essenziali e voce eterea sono le caratteristiche principali dei paesaggi sonori di Antinoë, paesaggi nei quali la provenienza artistica metal confluisce elegantemente in uno stile neoclassico, regalando all’ascoltatore un’esperienza unica, a volte cupa a volte più brillante, con una costante di malinconia. Stupendo il pezzo di inizio, Night Falls, perfettamente calibrato fra l’effetto ambient che poi lascia spazio al pianoforte, che parla all’ascoltatore di oscurità, di paure, di mettersi a nudo mentre cala la notte sul mondo, con la bellissima modulazione che introduce le parole “In the darkness”. La lunghissima introduzione di Turn to Dust con le continue variazioni sugli arpeggi ricorda vagamente il main theme della colonna sonora di “Inferno” (Keith Emerson), mentre il canto procede fra continue e affascinanti modulazioni con gli accordi ribadiscono le parole scandite dalla voce di Antinoë.
Le parole di Si Te Dejo Ir (Se ti lasciassi andare, in spagnolo) descrivono un gioco di riflessi alla Escher (“Cuando salga el sol Te liberaré … Cuando salga el sol Me liberarás”), con una musica dove si possono ascoltare reminiscenze di De Falla ma anche di Albeniz.
Strumentale, originale, malinconico, il pezzo di chiusura Four Things, degno epilogo di un album nel quale Antinoë esplora lutto e memoria, creando un paesaggio sonoro gotico, intimo e profondamente emotivo.
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