Austra – Chin Up Buttercup
Recensione del disco “Chin Up Buttercup” (Domino, 2025) di Austra. A cura di Francesco De Salvin.
La scena musicale elettronica vive un paradosso oramai evidente. Sì, insomma, siamo circondati da identità impeccabili, curate al dettaglio, ma sempre più distanti da qualsiasi forma di verità emotiva. È una dinamica che permea quasi ogni spazio online e che finisce per riversarsi nella vita quotidiana, dove mostrarsi vulnerabili è diventato un gesto raro, quasi sospetto. In questo contesto, la sincerità non è solo un atto creativo, ma una scelta di posizione, un modo per forzare la superficie iperpatinata dietro cui ci nascondiamo. “Chin Up Buttercup” nasce esattamente da questa frattura.
Dentro questa cornice, infatti, Katie Stelmanis costruisce un percorso che alterna momenti rigorosamente introspettivi ad aperture più energiche, spesso guidate da pulsazioni eurodance e riferimenti trance anni ’90 (Björk). Amnesia imposta da subito la grammatica del quinto lavoro firmato Austra: si tratta di un’introduzione minimale che gradualmente apre la strada a una struttura ritmica più decisa, quasi a mimare il passaggio da un pensiero privato alla necessità di trasformarlo in un’azione concreta. Tracce come Math Equation e Siren Song mostrano, invece, l’altro lato della medaglia: testi diretti, a volte duri, che trovano nella spinta del beat una forma di distanza emotiva utile a rimettere ordine nel disorientamento generale.
Questa dialettica continua — riservatezza e esposizione, trattenere e rilasciare — costituisce l’asse portante del disco. Alcune scelte stilistiche risultano meno incisive rispetto al passato, soprattutto nei momenti in cui l’estetica dance vira verso soluzioni più convenzionali. Tuttavia, la voce di Stelmanis rimane una sorta di riferimento imprescindibile, capace di attraversare registri differenti senza perdere precisione e di mantenere una chiarezza espressiva che dà coerenza anche ai passaggi più sbilanciati. È una teatralità controllata, che evita il melodramma pur lavorando su un materiale emotivo ad alta intensità.
Good Riddance chiude il percorso in maniera più che dignitosa, restituendo la dimensione reale del progetto: non un mero esercizio di stile, ma un tentativo di trasformare un evento personale – la fine di una relazione lunga e centrale – in un linguaggio condivisibile. “Chin Up Buttercup” è un disco che non punta al touchdown sonoro, ma che costruisce, brano dopo brano, una forma di onestà rara nel panorama del pop elettronico contemporaneo.
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