Stefano Attuario – Babele

Recensione del disco “Babele” (Terzo Millennio Records, 2025) di Stefano Attuario. A cura di Imma I.

A un anno dall’uscita di “Nemesi”, Stefano Attuario ha ancora cose interessanti da dire e torna con un nuovo disco intitolato “Babele”.

Le tracce che compongono il concept album sono nove e le letture possono avvenire a vari livelli, Attuario continua a parlarci attraverso metafore e allegorie, rendendo i testi intriganti e conturbanti. Potrei essere considerata una seguace della prima ora del cantautore comasco e, avendoli ascoltati tutti, posso affermare con assoluta certezza che questo nuovo lavoro in studio segna un salto di qualità importante. Gli altri album, per quanto buoni e validi, mancavano di qualcosa, con l’intervento e la produzione di Max Zanotti stavolta l’atteggiamento è cambiato e l’album risulta maturo, deciso, coinvolgente e musicalmente perfetto. Stefano Attuario fa parte della scena musicale e lo dimostra prendendo con merito il centro del palco. Il rock è marcato, sincero, battente. L’esigenza comunicativa ha ragione di esistere perché l’effetto è davvero ottimo.

I testi si snodano attraverso la mitologia e riferimenti importanti: Insetti, ci parla di ribellione nei confronti della società che vorrebbe vederci tutti uguali e prostrati, il tema è ripreso dalla Metamorfosi di Kafka, Saliva nera è una canzone cruda sulla violenza che ormai domina i rapporti, sull’incapacità di comunicare e sulla voglia di sottrarsi a tali sopraffazioni, Morfina affronta il tema del disagio giovanile, attraverso una rilettura di Ragazzi Selvaggi di Burroughs, “siamo scorpioni che avvelenano il cuore”.

Marlene è la ballad romantica sulla fine di una storia e la leggerezza che ne viene nel momento in cui si raggiunge la consapevolezza che non c’è più niente da fare, 30 Denari è decisamente rock, si parla di tradimento a tutti i livelli “ho attraversato campi di spine a piedi nudi per 30 denari in cerca di chissà cosa, buia è la notte non c’è più bisogno di urlare”. Iris Dipinto ci fa pensare all’Antico Egitto, ma nella canzone si fa riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie, Arianna è sempre colei che ci tira fuori dagli impicci, così come un tempo tirò fuori Teseo dal labirinto, rappresenta la salvezza. Amen dà voce a chi non sa esprimersi a parole e cerca strade alternative con l’arte. Babele è tutto ciò che crolla, il nostro mondo che sembra sempre più invivibile, eppure la speranza che qualcosa cambi è sempre manifesta.

Stefano Attuario ha vissuto un anno intenso, grazie anche ai premi ricevuti per “Nemesi”, ritorna con un sound ricalibrato, molto intenso, evoluto rispetto al passato, i passaggi elettronici conferiscono una visione cinematografica del progetto, i testi sono decisamente più strutturati e chiari, mentre la musica è ottimamente suonata e proposta.Questo album è davvero un gradino più alto e credo che fare musica significhi anche crescere qualitativamente, in questo caso Stefano Attuario sta maturando bene.

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