Supervulkan – Volume

Recensione del disco “Volume” (Kosmica Dischi, 2025) dei Supervalukan. A cura di Francesco De Salvin.

Nell’attuale panorama italiano in cui l’ibridazione tra lingua madre e immaginario internazionale è spesso un esercizio di stile più che una necessità creativa, i Supervulkan si presentano – al cospetto del loro esordio discografico – con la sfrontatezza di chi non chiede permesso.Volume“, il debutto pubblicato da Kosmica Dischi e rifinito in fase conclusiva da Gabriele Gramaglia, è un lavoro che sceglie deliberatamente la via laterale: abbraccia l’emotività dell’emo, le polveri dello shoegaze e una sorta di psichedelia grunge che sembra uscire da un’altra epoca (i Novanta), senza però cercare l’effetto nostalgia a tutti i costi.

L’album si muove come un oggetto anacronistico e, proprio per questo, vivo. Ed in tal senso, le dieci tracce che lo vanno a comporre, oscillano tra fragilità e irruenza, tra slanci melodici e dei palazzi sonori piuttosto raffinati. Impero dei sensi si apre come un brano quasi innocuo per poi collassare in una deriva noise incendiaria, mentre Icaro Incandescente lascia intravedere un conflitto tra parole e ritmo, come se il testo cercasse spazio in un ambiente che lo sovrasta. “Volume” è un disco che rivela la propria identità non tanto nei singoli episodi quanto nella coerenza dell’insieme.

Ciò detto, chi ha attraversato la stagione alternativa a cavallo tra i due millenni riconoscerà subito l’estetica che anima brani come Banshee del fuoco, o la stessa Paradísarheimt, con linee di chitarra che disegnano orizzonti di note piuttosto interessanti. Mercuriocromo, invececoncede una parentesi di psichedelia quasi sfacciata, mentre Spada di luce fa convivere un ritornello dolcissimo con una sezione ritmica che procede spedita senza guardarsi indietro. È plausibile che questo linguaggio possa risultare meno immediato agli ascoltatori più giovani, per i quali queste sonorità potrebbero appartenere a un immaginario ormai sedimentato e distante.

Eppure proprio questa distanza è il punto di forza dei Supervulkan: “Volume“, infatti, è un debutto che non chiede di piacere a tutti, ma di essere accolto per ciò che è. Il duo milanese ha energia, visione e un’identità già definita; quello che ancora manca è il brano capace di fendere il vecchio e il nuovo testamento della scena rock alternativa, ed aprire loro un varco più ampio. In attesa di quel colpo di reni, resta un disco che suggerisce, con ostinata convinzione, che una certa idea di rock italiano potrebbe avere ancora qualcosa da dire.

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