Micah P. Hinson – The Tomorrow Man

Recensione del disco “The Tomorrow Man” (Ponderosa Music, 2025) di Micah P. Hinson. A cura di Antonio Boldri.

Che Micah P. Hinson stesse attraversando una fase di cambiamento lo aveva detto lui stesso in modo abbastanza chiaro nel presentare il suo ultimo lavoro e il titolo dell’album, “The Tomorrow Man”, non poteva far altro che confermare questa imbeccata, lasciando presagire una direzione diversa rispetto al precedente “I Lie to You”. Entrambi titoli emblematici, che fin da subito intuire la loro natura e le loro derivazioni.

Dalle forti matrici italiane, uscito per Ponderosa, prodotto da Asso Stefana e con la partecipazione dell’orchestra filarmonica di Benevento, “The Tomorrow Man” esce a tre anni di distanza dal predecessore, dal quale si distanzia per una stratificazione strumentale più ricca e ariosa. Oltrepassa quel minimalismo che aveva pervaso l’album del 2022 alla ricerca di  orizzonti più ampi e orchestrali, lasciando che non sia più soltanto la voce ad essere la protagonista indiscussa. 

Ecco che la fanfara pseudo trionfale di Oh Sleepyhead!, incipit dell’intero componimento e singolo apripista in circolazione già da parecchi mesi, sorprende ma non troppo, mostrando il processo di maturazione e metamorfosi di Hinson. Il dormiglione chiamato in causa, al quale viene enfaticamente comunicato di vivere una vita nuova è il manifesto del fil rouge delle 11 canzoni a venire mentre il sound pieno e rigoglioso funge da sveglia e da scossa rispetto al passato. 

Una presenza importante è quella degli archi, che sorreggono la struttura di gran parte delle atmosfere; nella prima metà c’è un vero e proprio abbraccio a questa fioritura di suoni, mentre la seconda sembra rifugiarsi verso tonalità più calme e più conosciute. Al centro due brani che fungono da strano spartiacque e sembrano fare mondo a sé: The Last Train to Texas, dai tradizionali toni folk americani che richiama In the Reins, album frutto della collaborazione tra i Calexico e Iron and Wine, e Hallow, che attinge agli stilemi della musica elettronica spingendo su un ritmo marziale molto andante. 

Quello che si respira in “The Tomorrow Man” è uno sguardo di Micah P. Hinson rivolto verso il futuro, come se cantasse il proprio dolore e la propria sofferenza con un retrogusto di sollievo, quasi come se farlo lo alleggerisse, o come se ci fosse una sorta di positività latente nel cantare qualcosa che si porta dietro le stimmate della rassegnazione. C’è qualcosa di diverso che pervade tutto l’album, una sorta di anima nuova rivolta verso un’accettazione del dolore; un’accettazione serena che apre degli spiragli di una serenità inedita. Questo stato d’animo ferito e rinfrancato porta allo scioglimento di alcuni nodi che in passato sembravano rimanere sospesi, non andare né su né giù mentre adesso si sgretolano pian piano tramutandosi in polvere. U

n pulviscolo salvifico e liberatorio, una liberazione che concede uno sguardo positivo rivolto al domani, all’uomo che Micah. P. Hinson sarà domani, dopo aver superato vendette (One Day I Will Get My Revenge) e digerito delusioni (I Don’t Know God), finalmente dotato di una ragionevole e concreta speranza di aver sciolto il dolore e fatto svanire il tormento in modo definitivo. 

“The Tomorrow Man” ci lascia un ritratto aggiornato dell’artista americano. Un’immagine di un uomo non più attanagliato dalla sofferenza ma che sembra essere riuscito a venire a patti con essa, ad accettarla fino a renderla neutra, quasi che non fosse altro che un aspetto anaffettivo della vita.

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