Anna of the North – Girl in a Bottle
Recensione del disco “Girl in a Bottle” ([PIAS], 2025) di Anna of the North. A cura di Maria Balsamo.
Il senso di inerzia indotto da una solitudine forzata narrato in circa 30 minuti di songwriting pop. “Girl in a Bottle”, il nuovo album della cantautrice scandinava Anna of the North, non è un manifesto femminista incentrato sulla forza dell’indipendenza, ma un accorato monologo interiore sull’impotenza dell’abbandono. Eppure, la spinta rivoluzionaria, motrice della femminilità in combutta con il quotidiano, trasforma uno stato emotivo paralizzante in un album sperimentale e moderno, in grado di sublimare quei sentimenti negativi che avrebbero potuto rendere il quarto album di Anna of the North un semplice lavoro di songwriting introspettivo.
Anna of the North, pseudonimo di Anna Lotterud, è una cantautrice norvegese che ha trovato la sua vena artistica in Australia. In realtà Anna era nata come graphic designer, ma, quando si è trasferita a Melbourne per studi, ha cambiato completamente i suoi obiettivi. L’incontro con il produttore neozelandese Brady Daniell-Smith è stato fatale per lei: con lui, infatti, ha deciso dare vita al progetto Anna of the North, di fatto un duo.
Nel giugno 2014 pubblica il singolo di debutto Sway, col quale ha iniziato a ricevere popolarità su Internet fino ad ottenere un contratto discografico con la Honeymoon. Nel 2017 annuncia l’album di debutto “Lovers“. Ma a fine 2018, con l’abbandono del produttore Brady, il progetto Anna of the North come duo termina. La Lotterud ha continuato il progetto come cantante solista pubblicando il secondo album in studio, “Dream Girl“, nel 2019.
Call Me, nel buio della notte un pensiero segreto si trasforma in richiamo. La soave voce femminile si distende su un letto di morbide piume di synth pop. L’attesa dilata il senso del tempo e dello spazio. Waiting gor Love rende l’abbandono una condizione reale. Leggerezza e sonorità dance accompagnano il fluire di pensieri nascosti. Il vuoto del susseguirsi dei giorni si materializza in Sunday My Heart Hurts. una traccia dal sapore cinematografico. Non servono ulteriori parole se non dire: Give Me Your Love Back. Il girl’s pop raggiunge uno status di grazia.
Se un amore finisce è perché non siamo stati in grado di comunicare. In questo modo il sociologo Bauman avrebbe “criticato” “Girl in a Bottle“, confinando il nuovo album di Anna of the North in un limbo a metà strada tra i due tipi di società contemporanea che lo studioso definisce come liquida e cristallizzata. Eppure nello scorrere frenetico del tempo che travolge e poi paralizza, Anna ha trovato la chiave di lettura necessaria per dare un senso al dolore. La ri-crescita personale parte proprio da qui, dal confine tra le parole dette e quelle non dette.
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