Iosonouncane – I diari di mio padre
Recensione del disco “I diari di mio padre” (Tanca Records / Trovarobato, 2025) di Iosonouncane. A cura di Chiara Crisci.
Iosonouncane (alias Jacopo Incani) fa sempre scelte artistiche fuori dal coro e “I diari di mio padre” lo dimostrano. Colonna sonora del toccante ominimo documentario di Ado Hasanović, incentrato sulla figura di suo padre Bekir e suoi filmati, girati a Srebrenica durante la guerra in Bosnia, culminata nella Marcia della morte e nel tragico genocidio del 1995, rappresenta il terzo struggentissimo capitolo della collana Il suono attraversato, dedicata alle musiche composte da Incani per cinema e teatro, negli ultimi anni.
Il lavoro nasce in una fase successiva al montaggio del film, con l’esigenza di sostituire musiche temporanee già utilizzate dal regista, senza stravolgere il ritmo visivo. Iosonouncane ha saputo calarsi col suo tratto tutto personale, fatto di elettronica che si fonde alle eco delle sonorità classiche e popolari balcaniche, in questa materia complessa, elaborando un commento sonoro che evita la retorica e si posiziona come architettura di supporto alla memoria storica del dolore e del lutto di un intero popolo.
Il punto di partenza del progetto è stato un approccio radicale e destrutturante al campionamento. Incani ha isolato frammenti armonici dal Requiem di Mozart, manipolandoli elettronicamente, facendo in modo che il materiale classico, simbolo di solennità e lutto collettivo, ne risultasse deformato, trasformando armonie note in tappeti sonori dilatati e quasi irreali, che riflettono la sospensione temporale e l’irreparabilità del trauma.
Su questo materiale, Incani costruisce, poi, stratificazioni armoniche realizzate con sintetizzatori. Il suono è prevalentemente elettronico, freddo e gelido, come gli scenari di ambientazione del documentario, che crea un senso di estraneità e distanza emotiva, da un lato; dall’altro, genera un senso di oppressione e inquietudine nell’ascoltatore.
L’elemento più dissonante con la generale freddezza elettronica è il calore analogico di una diamonica a bocca che appare qua e là (come nei brani Bekir e Srebrenica), come barlume di umanità fragile e caduca, nella desolazione del vivere. Altrettanto espressivo è l’uso sapiente del silenzio e degli spazi vuoti. Brani brevi come Funerali o Feriti agiscono come pause meditative che amplificano l’effetto dei pochi suoni presenti. Questo minimalismo sonoro è funzionale a non interferire con le voci e i filmati originali, lasciando che le immagini, spesso crude, parlino da sole, e supportandole solo con un’impalcatura emotiva invisibile al servizio della narrazione.
La colonna sonora elaborata da Iosonouncane, così come il documentario di Ado Hasanović, ci trasporta perfettamente nell’agosto del 1993 e in quell’estate in cui Bekir Hasanović si procurava una videocamera, trasformandola nello strumento potente che gli permetterà di documentare la quotidianità a Srebrenica, nei giorni cupi della guerra fino alla catastrofe.
Rispettoso e delicato, benché crudo e spietato, il racconto sonoro di “I diari di mio padre”, accompagna con devozione, senza mai sovrapporsi, la ricostruzione della figura paterna del regista, evoca e accarezza la tragedia, custodisce nel profondo, ricorda.
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