Greentea Peng – TELL DEM IT’S SUNNY

Recensione del disco “TELL DEM IT’S SUNNY” (AWAL Recordings, 2025) di Greentea Peng. A cura di Giovanni Davoli.

La musica di Greentea Peng (alias dell’inglese Aria Wells) viene spesso descritta a metà strada tra il neo soul e il trip hop, facendomi domandare dove sia il confine tra le due cose, se mai c’è stato. E constato come a lei venga naturale abbattere questo confine.

Propio un anno fa di questi tempi, celebravamo su queste “pagine” i 30 anni del trip hop, affermando come ormai nella musica di oggi non appaia più tanto come un genere a sé, bensì come un linguaggio consolidato a cui artisti di ogni genere possono attingere. Lo fanno i rockettari King Hannah ad esempio. Così come lo fa un’artista black, ben radicata nella sua tradizione come Greentea Peng. Nel suo caso, siamo quasi alla citazione, i Portishead in Green, sono l’esempio più eclatante: un giro di basso che emerge sopra un’atmosfera fumosa. Ma io sento pure i Morcheeba in Glory, o i Groove Armada in Nowhere Man e Tricky in Stone Throw. Ma ricordo di quando, una volta, intervistando un’altra artista di questa generazione, mentre io insistevo citandole artisti del secolo scorso come sue supposte influenze, lei li aveva appena sentiti nominare. Quindi, potrebbe ben essere che Greentea Peng i Portishead potrebbe non averli mai veramente ascoltati, eppure sono lì nel suo background. 

Insieme a tante altre cose, ovviamente. Prendiamo CREATE OR DESTROY 432 e I Am (Reborn), energizzanti post-punk, quella sì una influenza che la nostra racconta di avere avuto. Ancora, prendiamo One Foot e Raw, tracce che spiccano per dei ritornelli accattivanti e appiccicosi, che avrebbero potuto appartenere a circuiti più mainstream di questo. Greentea Peng non è da meno di Little Simz, per paragonarla ad una sua contemporanea, protagonista di un altro stupendo disco di questo 2025, nel saper isolare cantati intensi all’interno di tracce sintetiche e dirette. E come Little Simz, sa andare ben oltre i generi che li definiscono: Neo-soul o Hip-Hop.

“TELL DEM IT’S SUNNY” si caratterizza per un sound che procede per addizioni. Un sound che viene da lontano, dalle vecchie cantanti jazz/blues che hanno aperto la strada per l’affermazione di una identità musicale “afro-occidentale” declinata al femminile, giustamente saccheggiata anche dai bianchi, per il rock e per il punk, altre tappe del percorso attraversato da Aria Wells. A queste cose più antiche l’inglese aggiunge tutto quel che di bello è successo negli ultimi decenni. Suonando in presa diretta con chitarra/basso/batteria, malgrado tutta l’elettronica che aggiunge. E mi chiedo se dischi come questo non sianol’ultima frontiera del rock.

Questa è un po’ la cifra di questi tempi musicali, in cui è difficile che qualcuno inventi qualcosa di veramente nuovo. Ogni tanto però appaiono artisti che rimescolano tutte le carte che gli sono state date in eredità e ci sottopongono un mazzo nuovo. “I am not who I was yesterday / So, how do you know me? / I’m sorry to disappoint you / But I could never please you” canta Greentea su I Am (Reborn). Ed ecco che ho trovato il mio disco dell’anno, da premiare anche per questa volontà di essere se stessa senza compiacere nessuno. 

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