Alessio Degani – Terra

Recensione del disco “Terra” (Autoproduzione, 2025) di Alessio Degani. A cura di Bob Accio.

Lavoro di vasti di orizzonti, autentico e sincero, dall’underground bresciano, “Terra“, del settembre 2025, proviene dallo spazio dimensionale parallelo alle nostre vite, l’altra faccia della realtà, il cuore trascinante della natura; questo, il titolo dell’autoproduzione di Alessio Degani, ingegnere e musicista elettronico.

Il suo lavoro si concentra su fields recording modulati dall’elettronica, in modo da definire e manipolare la struttura dei brani contraddistinti dall’accezione sintetica dei suoni. Sorprende come azzecca il particolare mood per mezzo dei pattern tensivi, semioscuri, avvolti da uno strato di mistero.

Questa musica altra non è affatto un inno alla cupa desolazione, anzi, ne è la cura, dovuta alle visioni spirituali che innesca; c’è un discorso fondante che la accompagna  e i titoli ne sono spiegazione. Si va dall’opening di Petrichor, che si sviluppa nell’amalgama delle ascensioni modulari concorrenti a fluidificare il ventaglio sonoro sotto il battere iniziale della pioggia, rimandando a smarginature targate dal miliare Jean-Michel Jarre.

Il petricore (o petrichor in inglese) è il caratteristico profumo terroso che si diffonde nell’aria quando la pioggia cade su un terreno asciutto dopo un periodo di siccità. Deriva dal greco pétra (pietra) e ichór (linfa/sangue divino), e specifica un fenomeno olfattivo nato dal rilascio di composti organici e oli dal suolo. Solenne e delicato, risvegliante come la pioggia.

Il sotterraneo acquatico di Subnatat, traccia n. 2, è un tuffo incolume sotto la superficie di un freddo fiume di montagna, e porta a ‘tradurre’ il termine latino, raro, che definisce l’immersione parziale, il galleggiamento instabile o il movimento nascosto sotto una superficie, nella fattispecie riflette il clima di tensione enfatico, liminare al drammatico, da cui però viene a galla una visione acquietante del circostante, pittorica, ammantata dal senso di sospensione.

Il flusso acquatico lascia correre i pensieri e ispira le vicende sceniche che il suono apporta nella scenografia contestuale. Il climax appartiene al fruitore nella sua immaginativa immersione rigenerante. Purificazione e guarigione, processi accostabili al rituale della piscina di Siloe: il pulsare grave dell’atto immersivo del corpo nell’acqua e la conseguenza di ricevere in dono lo Spirito Santo, ieratico della consapevolezza i cui risvolti saranno catartici.

Attraverso il lento fluire dell’acqua si trova riparo nella costante presenza del divino. Profondo ed etereo, Subnatat è un composto che aggiunge sfumatura visiva e spaziale, oltre a suggerire l’idea di qualcosa di “quasi” visibile, ma parzialmente celato, come un segreto o una ‘minaccia’, o proprio come il puro fiume Celato che scorre sotto Brescia.

Il paragone con la Supernaut dei Black Sabbath, ma è solo una discordanza di contrasto letterario, vien fuori spontanea, là dove Subnatat descrive un movimento di immersione e occultamento, Supernaut mira a un’ascesa verso dimensioni superiori della coscienza.

Listrea è una soundwalk mistica percorrendo i meandri del paesaggio stregato scolpito dal torrente omonimo. L’incessante droning si fonde con lo scorrere del fiume, al fine di approdare alle bellezze naturali della Valle delle streghe, appunto Listrea in bresciano, un luogo composto dalle tipiche scodelle, piscine naturali scavate dai detriti sabbiosi portati dalle correnti vorticose del torrente, la cui forza secolare le ritrae nell’attuale conformazione rocciosa vista in copertina. Gli 11 minuti di Listrea hanno del fantastico nel raccontare questa passeggiata ambient in cui si annullano i rumori dell’urbanità e se ne riscoprono di irreali.

Piove ma il bosco se ne frega enuncia la significazione generale cui sottende il lavoro di Degani.  La track deflagra in potenza distorsiva, comunque alterata, e suprema, come se il bosco nel suo indolente formarsi declamasse dal pulpito diffuso della propria anima la presenza autorevole, inarrestabile, di cotanta entità che ha intessuto ramificazioni millenarie dispensatrici di vita, senz’altro più longeve ed ecologiche di quelle dell’uomo, quindi, più forti e resistenti.

Conclude il lavoro, la sequenza live di Petrichor – suonata al Festival Campo Base, evento culturale outdoor ideato da Tones Teatro Natura nella provincia piemontese di VB (Verbano-Cusio-Ossola); il festival esplora il rapporto uomo-natura e la cultura della montagna – cornice ideale in cui si innesta il lavoro di Alessio Degani.

Musica di compagnia, non soltanto ambient e di meditazione, bensì escursione terracquea nella paradisiaca Val Listrea (BS), decisamente viscerale e indirizzata a far transitare la coscienza attraverso tappe soniche evocative, descrittive, contrassegnate da refoli di Kosmiche Musik.

L’album è acquistabile su Bandcamp e in cassetta, la quale include due copertine diverse. Per scegliere quale utilizzare, basta rimuovere la j-card e capovolgerla per utilizzare la versione alternativa. Infine, il sito di Alessio Degani è davvero bello e in controtendenza.

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