“Shut up and eat, my love is too sweet”: le Cibo Matto, “Viva! La Woman” e una deliziosa rivoluzione “pop”

“Viva! La Woman” è stato concepito per essere suonato in locali come il CBGBs e, in generale, nei club di New York. E anche questo non è difficile da immaginare. Il ricettario è ricco, ogni brano un diverso piatto da servire in quei luoghi sudati con le pareti ricoperte da sticker di questa e quella band, ma anche altrove, ovunque

Quando hai quattordici anni scopri gruppi prima di sapere anche solo lontanamente chi possano essere. Corre l’anno 2000 e, come altri miei coetanei e non, anzi, co-generazionali, sono in fissa dura per “Buffy l’ammazzavampiri”. Per alcuni di noi l’unico modo di digerire un teen-drama è quello di mascherarlo da telefilm che vede come protagonisti un gruppo di cacciatori di mostri pronti a rifilare pedate in culo mentre tutt’attorno si consumano le peggio storie d’amore che manco “Sentieri”.

È proprio in una situazione come questa che appaiono per la prima volta nella mia vita le Cibo Matto. Puntata numero uno della stagione due della celebre serie firmata da Joss Whedon, che di musica alt ne ha interpolata tanta, a partire dalla sigla che, all’epoca, in molti millantavano potesse essere suonata da una famigerata (e puzzolente) band black metal inglese, ma che così ovviamente non era. Musica alt che arriva in questa puntata sotto forma di Sugar Water, singolo pigliatutto del gruppo di Yuka Honda e Miho Hatori, natie di Tokyo e presto migrate verso New York City, luogo in cui avrebbero dato vita a una delle band più sottovalutate (nel corso del tempo) dell’intero panorama alternativo novantiano.

Certo, la band che si esibiva sul palco del Bronze nella maledetta Sunnydale bensì una versione successiva a quella del loro incredibile debutto “Viva! la Woman” perché in formazione c’era Sean Taro Ono Lennon (che di sangue giapponese nelle vene ne aveva comunque a sua volta), della cui esistenza il me quattordicenne viene a conoscenza sempre lo stesso anno nel modo più assurdo possibile, ossia attraverso Son Song dei Soulfly, brano presente su “Primitive”, secondo album della band e che Max Cavalera e Sean dedicano ai rispettivi padri, Graziano e John. Ma quel pezzo, Sugar Water, fece davvero, in qualche modo, da spartiacque dal me prima e il me dopo Cibo Matto, ansioso di innestare nei miei ascolti quanto di più vario e assurdo possibile. Video di Michel Gondry – uno dei due o tre (enormi) nomi che fecero la differenza “on screen” tra ’90 e primi Anni Zero – ci mostra Honda e Hatori in split screen, con storie che slittano dal reverse al suo contrario incrociandosi, tra surreale e realtà comunque alienata. Il “la-la-la, la-la-la-la” del ritornello diventato iconico, un trip-pop abbacinante che sa di melassa. Il brano, se la memoria non mi inganna, fu pure usato da MTV Italia per la pubblicità di un suo programma (forse “Loveline”, ma questo proprio non ho modo di recuperarlo dai recessi della mia mente ormai piagata dal tempo).

Honda, in un’intervista di una decina d’anni fa,hasvelato che la maggior critica mossa al gruppo fu quella di non avere un vero e proprio genere di appartenenza, aggiungendo che lei adora abbattere i muri delle classificazioni. È proprio così. In un’altra intervista, dopo aver ammesso di essere fan di svariati album metal e di adorare il suono delle distorsioni che essi generano, Honda ha sottolineato come “Viva! La Woman” è stato concepito per essere suonato in locali come il CBGBs e, in generale, nei club di New York. E anche questo non è difficile da immaginare. Il ricettario è ricco, ogni brano un diverso piatto da servire in quei luoghi sudati con le pareti ricoperte da sticker di questa e quella band, ma anche altrove, ovunque: suoni rarefatti che ballano su ritmiche ondeggianti, doo-wop delizioso e zuccherino, ottoni fantasma e jazz delicatessen, pulsazioni urban(e) che si fanno richiamo “tribale”, sample di livello altissimo e tutto un impianto lirico che più labirinticamente criptico non si potrebbe fanno di questo debutto un’alienazione anche nell’assurdo mondo del crossovering del decennio Novanta. Una delizia. E, come gridano nell’aggressiva Birthday Cake: “SHUT UP AND EAT – TOO BAD NO BON APPETIT – SHUT UP AND EAT – YOU KNOW MY LOVE IS SWEET”.

Viva! La Woman”, un titolo che anticipa e prende a calci il “Girl Power” di plastica delle Spice Girls di lì a venire (pochi mesi più tardi il quintetto pop d’Oltremanica avrebbe pubblicato il debutto “Spice”), un disco che fa a pezzi la concezione di pop e di avant, un gruppo che fa da ponte verso un futuro assurdo fatto di suoni fuori controllo mandati a regime nel modo più pulito possibile. In quegli anni l’Occidente scopriva un Giappone altro rispetto a quello del city pop del decennio precedente, fatto di Boredoms, Melt-Banana, Boris, Merzbow e molti, molti altri nomi a venire (e, cosa non da poco, i tre album solisti di Honda verranno pubblicati nientemeno che dalla Tzadik di John Zorn, che il Giappone lo aveva già esplorato con la sua label Avant). Le Cibo Matto in testa, cittadine di un mondo che stava cambiando inesorabilmente.

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