Buzzcocks – Attitude Adjustment
Recensione del disco “Attitude Adjustment” (Cherry Red, 2026) dei Buzzcocks. A cura di Imma I.
Ritorno alla musica in studio per i Buzzcocks dopo l’album del 2022, “Sonics in the Souls”, “Attitude Adjustment” si inserisce nei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario dalla nascita del gruppo, fondato infatti nel 1975, per questo motivo a fine gennaio 2026 esce questo corposo lavoro di inediti. Quattordici tracce, tutte molto veloci, orecchiabili, più vicine per ritmo al motown, genere che ha conquistato Steve Diggle, che al punk, sebbene non manchino cori, ritornelli pastosi e accorpanti.
Non è un album che stupisce per innovazione, è anche vero che dopo cinquanta anni di carriera il più è stato detto e fatto, ma i fan storici non resteranno delusi. Anche senza Pete Shelley, gli ormai diversamente giovani hanno cose da dire e bisogna riconoscere loro anche un certo grado di divertimento e un modo personale di ammiccare alle generazioni più recenti. È un album che tiene sicuramente compagnia, non annoia. One of the Universe Part One e Two è un simpatico intervallo molto ravvicinato, nulla toglie e nulla aggiunge al resto delle tracce. La opening track Queen of the Scene ha qualcosa a che fare con lo stile garage ed è abbastanza attenuata rispetto all’esaltazione del punk, Games è caratterizzata dai simpatici cori Aor, anche se è un po’ spenta, ma l’album man mano prende forza e sia Seeing Day Light sia Poetic Machine Gun si avvicinano al concetto di sferzante ma senza aggressività, buoni anche i timidi assoli di chitarra. Heavy Streets si lascia ricordare per gli effetti e per le invadenti distorsioni, All Gone to War ha tratti molto armonici, Jesus at the Wheel ricorda lo stile dei REM, mentre Break That Ball and Chain a cassa battente riprende più lo stile punk britannico, riportando alla memoria qualcosa dei Clash, Just a Dream I Followed è la più fresca ed energizzante dell’album, chiude il disco la tenue ballad The Greatest of Them All.
“Attitude Adjustement” è un disco di continuità con tutta la carriera dei Buzzcocks: per quanto il titolo voglia far credere il contrario, in realtà sugella un patto tra chi c’era e chi ci sarà, tra chi magari non ha più tanta forza nelle ginocchia per saltellare, ma che non ha nessuna intenzione di spegnersi.
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