Mood – Transparencies Vol I
Recensione del disco “Transparencies Vol. 1” (Transition Totem, 2026) dei Mood. A cura di Andrea Vecchio.
C’è un po’ di tutto, nel ritorno dei modenesi Mood. Forse un po’ “troppo”, di tutto, ma c’è senza dubbio del materiale su cui ragionare, su cui sperimentare, su cui macinare, su cui scrivere. Si prendono dei rischi, i Mood, ritornando a pubblicare dopo quasi dieci anni dal loro ultimo disco, con questo nuovissimo “Transparencies Vol I”. Perché ci giocano, sostanzialmente. Con la musica e con i tempi. Elettronica, dub, downtempo, hip-hop. Il tutto può rientrare, sì, nel grande ammasso dell’indie, dato che al giorno d’oggi siamo abituati ad un’accezione più inclusiva del termine, ma permane sempre il rischio di strabordare, di voler dimostrare necessariamente qualcosa ad un pubblico che rimane sempre, non dimentichiamolo, nella sua maggior parte mediocre.
Ma andiamo con ordine. L’iniziale Hush, com’è giusto che sia, rappresenta l’epitome di ciò che “Transparencies Vol I” ci vuole trasmettere, dimostrandoci che non siamo di fronte ad un lavoro facile da classificare. Il disco in sé, infatti, decolla solo al quarto brano, trascinando un incipit abbastanza “hide and seek” che lascia intendere (e sperare in) una svolta radicale. Yoda è però un singolo incespicante e coinvolgente, che fa della sua dubbiosa evoluzione il suo punto di forza. Se Sp-Line si addentra negli universi del trip-hop, in Palmeto Paradiso, grazie alla sua giusta arroganza, ci troviamo rispecchiate le movenze di Princess Nokia e Lady Sovereign, grazie ovviamente alle capacità canore della cantante toscana Brida, una tra i molti ospiti del disco. Rfpt è infine un brano totalmente in mano alle percussioni, più ancora della primordiale New Son Don, una canzone incentrata su un andazzo calypso che a lungo, ammetto, fiacca.
L’ascoltatore di “Transparencies Vol I” rimane sempre in sintonia nonostante non sia di così facile impatto. Nonostante la spiccata ed ammiccante vacuità del disco, però, i sette brani creano una fortissima tensione tra artista e pubblico, capace di instillare, al contempo, curiosità e rispetto reciproci. E nella musica indipendente, nelle realtà Do It Yourself, questo tipo di empirismo è fondamentale. Scambio, libertà, passione: qui ci sono. Il fatto che questo lavoro dei Mood esca per Transition Totem, etichetta in mano ai ragazzi dei Valerian Swing, è poi una garanzia: gente che sa suonare, ma soprattutto gente che sa cosa proporre.
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